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2018. L’anno della ripresa : IL Magazine

La convalescenza è finita, il 2018 è l’anno in cui ci si alza dal letto, si ricomincia a uscire, a sognare, a vivere. Le previsioni sono rosa e perfino i più scettici e i più cauti, come i tedeschi, accennano sorrisi rassicuranti. Nel momento in cui le attese sono alte e si ha l’impressione di poter fare ogni cosa, crescere e investire e rigenerarsi, è necessario però badare a due cose almeno: maneggiarle con attenzione, queste attese, perché quando ti aspetti troppo poi la disillusione è inevitabile. E soprattutto capire che cosa ci vogliamo fare, con questa nuova vita.

Il Fondo monetario internazionale, che non ha fama di essere ottimista, scrive nel suo World Economic Outlook di ottobre che «il boom delle attività economiche si sta rafforzando» e che questo è il momento perfetto per affrontare tutte le problematiche che sono rimaste in sospeso dopo lo choc finanziario del 2007-2009. Nel World in 2018 dell’Economist, Leo Abruzzese, direttore delle public policies dell’Intelligence Unit, ricorda che il prodotto lordo generale è cresciuto nel 2017 al tasso più veloce dal 2010, pure se la crescita generale è rimasta di un filo sotto (2,9 per cento) a quel 3 per cento che è da anni considerata la media della tranquillità. Nel 2018, la previsione è più bassa, al 2,7 per cento, ma tutte le grandi economie, sviluppate ed emergenti, faranno passi avanti. È il sistema che migliora: Stati Uniti ed Europa cresceranno del 2 per cento, Brasile e Russia usciranno dalla loro attuale recessione, le economie asiatiche ex tigri, come Indonesia e Malesia, cresceranno a un «vivace» 5 per cento, con l’India all’8. La Cina riesce ad apparire un po’ preoccupante perché «è sommersa di debiti», scrive Abruzzese, ma comunque viaggerà a un tasso di crescita pari al 6 per cento.

La sorpresa è la zona Euro, cioè siamo noi. Abbiamo superato due recessioni, una serie infinita di epitaffi, una Grexit minacciata e per ora (ma ancora gli effetti sono imponderabili) anche una Brexit votata dal popolo britannico, l’avanzata populista e la sua promessa di sfaldare l’Europa, e sentiamo aria di primavera. La fiducia è alta, la disoccupazione è in calo (è prevista all’8,5 per cento nel 2018, era al 12 quattro anni fa), il prestito al consumo sale, e anche se non si può certo parlare di boom economico – siamo un continente che tende alla vecchiezza e soffre di bassi investimenti, per non parlare del negoziato sulla Brexit che spegne parecchi entusiasmi – si può però dire che siamo entrati nella nostra stagione della normalità. Dopo decenni di crisi politiche, istituzionali, economiche, identitarie, la normalità è già una grande, promettente conquista.