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La disinformazione russa nel dossier dei senatori Dem per Trump (ma anche per l’Italia)

La disinformazione russa nel dossier dei senatori Dem per Trump (ma anche per l’Italia)

Sul report che il 10 gennaio lo staff dei Democratici della Commissione affari internazionali del Senato americano ha rilasciato sull’azione di governo di Vladimir Putin ci sono almeno cinque punti chiave che, in vista del vertice di Helsinki di lunedì prossimo, il presidente Donald Trump potrebbe rileggere.

Il lavoro fu commissionato da Ben Cardin, senatore del Maryland e ranking member democratico nella Commissione, con l’obiettivo di dettagliare i venti anni di potere putiniani e fornire una sorta di Bignami per chiunque dovesse approcciarsi al presidente russo – lo scopo però era più profondo, ossia far capire a un presidente non troppo esperto di relazioni internazionali che, va bene l’Art of Deal, ma quando si gestiscono gli affari esteri della prima potenza del mondo occorre innanzitutto tenere a mente chi si ha dinanzi (nel caso, un politico espertissimo e stratega raffinato, con galloni maturati nell’intelligence) e più che altro il ruolo e la posizione che l’America ha avuto per decenni.

Le oltre duecento pagine del report arrivavano un anno dopo l’introduzione del Counteracting Russian Hostilities Act of 2017, misura di legge scritta da Cardin che ha fatto da base al pacchetto di sanzioni con cui Washington ha punito Mosca per le attività di disturbo durante le presidenziali del 2016. Sulla questione Trump è da sempre piuttosto vago (non vuol rischiare di delegittimare la sua vittoria, d’altronde), continua a ripetere di aver avuto rassicurazioni anche negli incontri precedenti con Putin che la Russia non ha ordinato quelle interferenze, però non si è rifiutato di avallare le decisioni dei congressisti che invece, seguendo non le dichiarazioni di Mosca ma le analisi dell’Intelligence Community americana, hanno voluto punire i russi per l’azione di spionaggio e guerra di informazione. (Nota: la vicenda è ancora oggetto di indagine, con un procuratore speciale che sta cercando di capire se tra il piano russo e il comitato elettorale di Trump ci siano state collusioni).

Le “raccomandazioni” inserite nel report democratico – che non dispiace ai repubblicani, che sull’argomento, soprattutto in Senato, hanno una visione molto poco distante che dice: la Russia è colpevole e deve pagare – sono addirittura 30, ma, come detto, cinque sono “Key recommendations” sul da farsi.

Primo, Trump deve dimostrare la leadership presidenziale. Deve dichiarare che è interesse politico degli Stati Uniti sconfortare tutte le forme di minacce ibride russe.

Due, il governo degli Stati Uniti dovrebbe fornire assistenza, di concerto con gli alleati in Europa, per costruire istituzioni democratiche all’intimo di quegli stati europei ed eurasiatici più vulnerabili alle interferenze del governo russo. Come parte di questo sforzo, il Presidente dovrebbe chiamare un vertice annuale annuale sulle minacce ibride, modellato sulla Global Coalition to Counter Isil o sul Countering Violent Extremism (Cve); a Washington i senatori consigliavano di creare una struttura congiunta inter-agenzia modellata sul Centro nazionale antiterrorismo, Nctc.

Terzo, gli Stati Uniti e i nostri alleati devono continuare a congelare denaro sporco legato al Cremlino, redendo pubbliche le informazioni relative alla corruzione personale e alla ricchezza di Putin all’estero, e prendere provvedimenti con i nostri alleati europei per tagliare Putin e il suo circolo ristretto dal sistema finanziario internazionale come è stato già predisposto con la “Putin’s List”, la lista degli oligarchi che rappresentano la forza del potere putiniano.

Quarto: il governo degli Stati Uniti dovrebbe designare paesi che impiegano operazioni di influenza malvagie per assalire le democrazie come attori ibridi di stato e sottoporli a un regime di sanzioni preventive e scalari; un po’ come con gli stati canaglia che sostengono il terrorismo.

Cinque: il governo degli Stati Uniti e la Nato dovrebbero guidare una coalizione di paesi impegnati nella difesa reciproca dagli attacchi informatici, e creare squadre di reazione rapida per difendere gli alleati sotto attacco. Washington dovrebbe usare la propria esperienza subita alle presidenziali per guidare lo sforzo contro gli attacchi sponsorizzati dal governo russo tra gli Stati membri e sviluppare linee guida ufficiali su come l’Alleanza possa prendere in considerazione tali situazioni nel contesto della disposizione di difesa collettiva di cui all’articolo 5.