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Martedì alla Farnesina il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha incontrato il suo omologo ucraino, Pavlo Klimkin. Durante l’convegno si è parlato di cultura, investimenti e commercio. Il tema sicurezza ha avuto un posto preminente nel dialogo, dal momento che la risoluzione del conflitto nel Donbass e il rispetto degli accordi di Minsk con la Russia appaiono ancora molto lontani. La visita di Klimkin a Roma è solo l’ultima di una serie di visite istituzionali del governo ucraino ai suoi alleati, dopo che il presidente Petro Porošenko ha già incontrato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il neo-eletto presidente francese Emmanuel Macron.

Con il leader di En Marche il presidente ucraino ha discusso lunedì scorso della Crimea, quando Macron ha assicurato che “la Francia non riconoscerà l’annessione” della regione da parte dei russi. Una linea in perfetta continuità rispetto alle decisioni prese durante l’ultimo Consiglio Europeo, quando i 27 leader hanno rinnovato per altri sei mesi le sanzioni alla Russia per il mancato rispetto degli accordi di Minsk. Macron però si è anche proposto per favorire una conversazione tra russi e ucraini all’intimo del cosiddetto Formato Normandia, di cui fanno parte anche Germania e Francia. In questi giorni i canali diplomatici delle rispettive parti stanno valutando l’ipotesi di un colloquio telefonico fra Porošenko e Putin, un’eventualità confermata dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, come riporta Sputniknews.

Sono passati 3 anni dall’annessione russa della Crimea, tre anni di violenti scontri tra ucraini e separatisti che hanno lasciato sul campo circa 10.000 vittime, molte delle quali civili. Due sono invece gli anni trascorsi dagli accordi di Minsk del febbraio 2015, che ad oggi hanno avuto l’unico effetto di un effimero cessate-il fuoco nei primi mesi. La posizione dell’Italia è allineata in pieno con quella dell’Ue e della Nato. Incontrando il collega ucraino, Alfano ha dichiarato: “se riconoscessimo la posizione russa in Crimea sarebbe una notizia, la nostra posizione è chiara e ferma nell’ambito dell’Unione Europea”. Klimkin dal canto suo ha definito “semplici” le condizioni degli accordi di Minsk: “cessate il fuoco, scioglimento delle truppe, pieno controllo dell’Osce su tutto il Donbass e sul confine tra Russia e Ucraina, liberazione degli ostaggi, organizzazione di elezioni libere e oneste”.

Durante l’convegno di martedì mattina i due ministri hanno però avuto modo di parlare di altre forme di cooperazione che legano l’Italia all’Ucraina. Come quella nel settore commerciale: “nel primo trimestre di quest’anno l’interscambio con l’Italia è aumentato del 22%” ha asserito fiero Klimkin, che poi ha aggiunto: “a breve sarà ratificato l’accordo di associazione fra Ucraina e Ue e avremo la liberazione dei visti, non è una questione tecnica, ma di attinenza dell’Ucraina allo spazio europeo”. Un altro punto dell’agenda comune sarà la cooperazione nella lotta alla corruzione, una piaga per cui l’Ucraina conterà sul monitoraggio dell’Osce. Il ministro ucraino ha imputato i russi di destabilizzare il Donbass con “l’introduzione di documenti illegali e della moneta russa e l’espropriazione delle società ucraine”. Infine l’Italia giocherà una parte importante nel rilancio degli investimenti esteri in Ucraina, che hanno subito un drastico calo a causa dell’incertezza geopolitica dell’area. Il ministro di Kiev ha rassicurato gli investitori italiani che l’Ucraina “è un paese in cerca di stabilità”. Ma il quadro degli investimenti resta poco rassicurante, come dimostra il rapporto SACE per il 2016-2019: solo nel 2015, a un anno dallo schianto della crisi, l’export italiano verso l’Ucraina era diminuito del 24,7%, un trend che il 2016 ha confermato e che difficilmente sarà invertito entro il 2017.