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Lavagna tattica: Italia, non è l'anno zero di Ventura: ma, ora bisogna ragionare sulle alternative

La disfatta di sabato a Madrid non deve essere interpretata all’insegna dell’eccessivo pessimismo, ma deve portare a delle riflessioni profonde: il modulo a due punte può essere utile per far valere la nostra forza d’urto contro squadre dal tasso tecnico minore, però rischia di isolare troppo la mediana contro avversari di pari (o superiore) livello.

Non è questo il momento né la sede per improvvisare processi. Semmai, la prima sconfitta in gare ufficiali della gestione Ventura obbliga a ragionare sulle prospettive dell’Italia a un anno dai Mondiali. Stando accuratamente lontani da facili allarmismi e dribblando ogni tipo di polemiche, ma restando con i piedi ben saldi a terra e cercando di capire cosa non stia andando per il verso giusto e su quali aspetti si debba lavorare per far sì che la strada del nuovo corso azzurro non diventi improvvisamente una salita insormontabile. Proviamo a ragionare in termini tattici, come sempre con l’aiuto di Wyscout.

La formazione dell'Italia al Bernabeu:

La formazione titolare dell’Italia contro la Spagna, ovvero la pietra dello scandalo. Urge sottolineare due elementi. Ventura non ha fatto altro che confermare l’impianto tattico delle ultime uscite (le più convincenti della sua gestione) e non si trattava di un 4-2-4 ma di un 4-4-2 tradizionale. Nulla di rivoluzionario. Il problema, con ogni probabilità, risiede altrove.

I problemi di Spagna-Italia

Si è tanto parlato del 4-2-4 azzurro. Visto alla vigilia come una soluzione coraggiosa per scardinare il tiki-taka spagnolo e, al contrario, interpretato al termine del 3-0 per le Furie Rosse come un terribile peccato di presunzione commesso dal nostro ct. Bene, prima di addentrarci nel dettaglio dell’analisi, è inevitabile sottolineare come non si trattasse di un modulo a quattro punte ma di un comune 4-4-2 con Antonio Candreva e Lorenzo Insigne a sinistra. Punto. Pensare che sia l’Italia sia stata tramortita al Bernabeu soltanto per colpa di questo modulo, pertanto, è un’ipotesi tanto ingenua da far sorridere. Pensate all’operato di Diego Simeone negli ultimi anni. Il suo Atletico Madrid, una delle squadre che più ha messo in difficoltà il Barcellona (ovvero il telaio della Spagna) negli ultimi anni, è schierato con un 4-4-2 dei più tradizionali. Eppure, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E allora? È una questione di interpretazione del modulo. Che, evidentemente, non può essere quella pressapochista del Santiago Bernabeu. Se si decide di interpretare il 4-4-2 in chiave offensiva, si deve premere sull’acceleratore e schiacciare gli avversari con il pressing. Se si opta per una visione più difensiva, la squadra deve restare compatta e corta in ogni condizione di gioco. L’Italia non ha tragitto né l’una né l’altra via. E, nella terra di mezzo, si è messa alla mercé di una Spagna nettamente più forte tecnicamente e atleticamente.

L’azione che ha portato alla punizione tradotta in gol da Isco, ovvero il momento che ha definitivamente rotto gli equilibri al Bernabeu. A balzare all’occhio è il fallo di Bonucci, che non temporeggia su Asensio ma cerca l’anticipo sullo spagnolo. Ciò che non si nota, invece, è il movimento di Barzagli che apre il varco al taglio dell’attaccante iberico. Il centrale juventino, quando Iniesta prende palla, rompe la linea difensiva azzurra ed esce per andare a marcare David Silva. Una soluzione che confonde i compagni di reparto e apre metri di campo per l’imbucata classica di Don Andrés, puntualmente recapitata ad Asensio. Fino a quel momento, il 4-4-2 attendista di Ventura era parso quanto meno ordinato e in grado di tenere il campo dignitosamente. Un movimento come quello di Barzagli (da difesa a tre, verrebbe da dire, e comunque non giustificabile in una condizione di palla scoperta) ha fatto saltare il castello di carte.

Se il dispositivo difensivo è andato a farsi benedire in fretta, quello offensivo non è sostanzialmente mai stato attivato. Nelle poche occasioni in cui l’Italia ha potuto dispiegarsi nel possesso palla schierandosi con quattro giocatori in prima linea, non è mai riuscita a mandare in difficoltà la Spagna creando gli uno contro uno nel confronto con la loro retroguardia (in teoria, l’unico vantaggio tattico fornito dal 4-4-2 di Ventura). In questa condizione, i quattro dinanzi si schierano correttamente. Darmian appoggia palla centralmente per Verratti che, però, sbaglia completamente il lancio su una delle due punte. Uno scenario verificatosi più volte.

Il 4-4-2 non è il problema, ma un’aggravante

Il caso di Barzagli e Bonucci, così come quello di Verratti, mette in luce una problematica dissimile da quella prettamente tattica. Lasciando da parte la stima forse eccessiva che molto spesso nutriamo nei nostri, viene da pensare che errori tanto grandi da parte di calciatori di alto livello siano da attribuire ad altre cause. La qualità degli avversari, innanzitutto. Per non trascurare la condizione atletica inferiore degli Azzurri, questione tanto annosa quanto apparentemente irrisolvibile per le nostre abitudini. Elementi che, se associati, possono comportare un mix fatale come quello che è costato caro alla Nazionale. Per questo, si può sostenere che il 4-4-2 non sia stata la causa principale della disfatta, quanto l’aggravante. Nel 99% dei casi, Ventura avrebbe perso comunque. Anche passando al 3-5-2. Si trattava solo di decidere se cadere a testa alta (continuando sulla strada tracciata nell’ultimo anno) o se rinunciare sin dal principio ai pochi tratti innovativi del proprio corso (tornando alla difesa a tre). Perché, allora, Ventura non è comunque riuscito a cadere in piedi? Per un problema di percezione nostro, chiaro. Ma anche perché il piano gara non è stato supportato dalla dose massiccia di convizione che era inevitabile per non fare figuracce al Bernabeu. E, qui, le colpe del ct sono tanto sottocutanee quanto innegabili.

L'ipotesi di una nuova Italia:

Si tratta soltanto di un'ipotesi. Ma anche di un modulo che potrebbe aiutarci a sfruttare meglio i giocatori dotati del maggior tasso tecnico: Verratti e Insigne. Anche prevedendo un rientro di Gagliardini, l'interista potrebbe essere schierato sia dinanzi alla difesa (ruolo per lui ottimale) che da intimo.

Perché è obbligatorio ragionare su un’altra Italia

Abbiamo compiuto un viaggio piuttosto lungo, ma non possiamo che tornare al punto d’inizio per concludere la nostra analisi. Il modulo scelto da un allenatore dovrebbe esaltare i punti di forza dei propri uomini e nasconderne i difetti (non essenzialmente tecnici, ma anche dinamici). Motivo per cui una riflessione sul 4-4-2 è inevitabile. Il test di sabato potrebbe portarci a pensare che si tratti di uno schieramento utile a sfruttare la forza d’urto dei nostri attaccanti quando ci si trova al cospetto di avversari più deboli. Ma che, contro avversari di pari o superiore livello, finisca per evidenziare le carenze strutturali del nostro centrocampo. Esattamente come il 4-2-3-1 di Allegri aveva illuso pubblico e critica nel corso della scorsa primavera, finendo per naufragare al cospetto del Real Madrid. Il problema? Se non si dispone di due centrocampisti centrali dal valore straordinario o dalla fisicità estrema, si finisce per lasciare la coppia di mediana in costante isolamento contro formazioni abili a intasare le zone centrali con tre centrali e un gioco di posizione sfiancante sulla trequarti. Quello che è accaduto a Cardiff e si è ripetuto puntualmente a Madrid, dove De Rossi e soprattutto Verratti sono stati ridicolizzati. Allora come adesso, la sconfitta non arrivò per colpa del modulo. Ma ci obbliga a porci delle domande sul modulo con i "due in mezzo". Nel caso dell'Italia, viene da chiedersi se il 4-4-2 sia il più adatto per valorizzare i calciatori con più talento. Verratti esprime da sempre il meglio di sé da intimo in un centrocampo a tre, mentre Insigne ha dato la svolta alla propria carriera da esterno in un tridente. Aggiungete un dinamismo sempre più ridotto da parte dei due mediani dinanzi alla difesa designati (De Rossi come Montolivo e Marchisio) e avrete il punto d’arrivo della nostra analisi. È possibile ripensare l’Italia sulla base di un 4-3-3? Sì. E, questo, è l’obbligo di Ventura da qui ai prossimi Mondiali. Ancor più del portare l'Italia in Russia.