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Confederations e Mondiali, in Russia si vince con il... Massimo

Calcio e Russia sotto ai riflettori con l’avvio della Confederations Cup, prova generale dei Mondiali del 2018. Come si diventa campioni in Russia in un’intervista esclusiva a Sputnik Italia lo spiega Massimo Carrera, allenatore dello Spartak Mosca, grazie a lui tornato al titolo di Russia dopo ben 16 anni di attesa.

Quando si dice, "è destino". Luglio 2016. La sconfitta casalinga contro lo sconosciuto l'AEK Larnaca nei preliminari di Europa League sembrava l'inizio della diciassettesima stagione a secco per lo Spartak Mosca, il club più titolato di Russia. Esonerato l'allenatore Dmitry Alenitchev, la guida passa a Massimo Carrera, arrivato due settimane prima per fare il "consulente tecnico" e poi diventato mister della squadra campione di Russia.

Mister, un anno fa solo i più ottimisti (o meno sobri) tra i tifosi avrebbero creduto in questo risultato, e invece è stato scudetto al primo colpo, dopo ben 16 anni di attesa. Cosa provi ripensando a quanto fatto?

E' stato un anno straordinario perché è successo tutto così all'improvviso. Ho accettato perché mi sentivo in grado di comandare una squadra. Ho portato con me la mia passione, i miei valori ed abbiamo vinto.

Passione e valori: non sei il primo tecnico italiano ad aver successo in Russia (prima di te ricordiamo Spalletti nel calcio, Messina nel Basket, Gamba nel judo). Come nasce questo feeling sportivo?

Sicuramente siamo un po' più esigenti sotto certi aspetti, siamo più pignoli, siamo bravi a fare tattica quindi cerchiamo di stressare i giocatori sotto questo punto di vista. Penso che i valori principiali siano quelli dell'impegno e della passione, dove tu fai tutto per ottenere il massimo di quello che puoi fare.

A caldo, dopo la vittoria, hai detto: "prima di tutto siamo una famiglia, poi una squadra". Come sei riuscito a diventare "padre" di una famiglia come questa, ovvero di uno spogliatoio che raggruppa una decina di nazionalità diverse?

Si riesce parlando con i ragazzi, facendogli capire il senso di gruppo: cosa vuol dire avere la mentalità vincente, essere un gruppo vincente, dove tutti lavorano insieme e neppure uno è invidioso se gioca lui o se gioca un altro. Penso che questa sia la cosa fondamentale per giungere a fare il massimo, che è il vero traguardo. Si gioca per fare il meglio poi a volte si vince a volte no, ma l'importante è che un gruppo dia sempre tutto senza avere rimpianti.

Nell'era dei social network, il "gruppo" Spartak si è visto anche fuori dal campo, con le foto collettive che dopo ogni vittoria pubblicavi su instagram. Tu però non appari mai, eri il fotografo "segreto"?

E' appunto.. un segreto. Diciamo che è stata tutta un'idea dei ragazzi.

Non credo di essere cambiato. Ho 53 anni ed è da 53 anni che sono così. Sono rimasto la persona che ero prima, non è che perché ho vinto ed ho fatto qualche cosa che cambio atteggiamento. Rimango così e continuo a far la vita che facevo prima.

Non ho vissuto tantissimo Mosca, perché vivevo quasi sempre in base. Soltanto quando mia moglie e le mie figlie venivano a trovarmi abbiamo girato un po'. Oltretutto non avendo neanche amicizie fuori dal calcio per il primo anno ho esplorato poco Mosca.

Il problema di Mosca è il traffico. Una volta stavamo andando in ritiro pre-partita partendo dalla base ed era venerdì, quindi c'era un traffico allucinante. Così, dopo un'ora che eravamo in pulmann e ci voleva ancora un ora e mezza per giungere in alloggio, abbiamo deciso di uscire e prendere la metropolitana. In un quarto d'ora eravamo li.

In coppa di Russia abbiamo giocato a Khabarovsk. E' stato inammissibile. Perché fare 9 ore di volo e 7 di fuso orario giocando sempre in Russia è stata una cosa un pò strana, però nel calcio c'è anche questo.

Narra la leggenda, che nel 1936 il fondatore dello Spartak, Andrey Starostin, scelse questo nome leggendo il titolo di un libro in italiano, dedicato al gladiatore Spartaco. Forse anche per questo i tifosi dello Spartak ti hanno subito adottato come loro condottiero?

Sinceramente non mi aspettavo tutto questo calore. Ho notato che lo Spartak ha tanti tifosi ed è seguita in tutta la Russia e questo penso che sia una cosa positiva per una squadra, perché al di là di quello che si pensa, nel mondo del calcio la adiacenza dei tifosi a volte ti aiuta a dare di più. Quando riesci a instaurare un rapporto coi tifosi è molto importante. Io il primo giorno che sono diventato allenatore ho promesso ai tifosi che la squadra avesse fatto il massimo in campo con un'anima giocando al 100 per 100 devono essere orgogliosi, perché la squadra ha fatto una cosa straordinaria.

Come va con i tifosi delle altre squadre? Qualche anno fa, in un'intervista, l'ex arbitro Roberto Rosetti chiamato a dirigere gli arbitri del campionato russo, disse che in Russia lo stupì molto il rispetto che in ogni città avvertì nei propri confronti. Disse "anche chi poteva insultarmi, non lo faceva".