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Media: Putin sottomette la cultura russa

Mentre si avvicinano le elezioni presidenziali del 2018, le autorità russe rafforzano il controllo sui circoli artistici. Ne parla un articolo di Pierre Avril sul giornale francese Le Figaro.

Il attuale arresto del regista Kirill Serebrennikov ha avuto enorme risonanza in tutto il paese, come ai tempi in cui il poeta Pushkin era perseguitato dall'imperatore Alessandro I e lo scrittore Pasternak era vietato dalla censura di Stalin, Khrushchev e Brezhnev.

Putin ha commentato l'arresto del regista Kirill Serebrennikov, avvenuto il 22 agosto, dalla Cina dove si trovava per partecipare al summit BRICS. "Le autorità hanno soltanto una domanda per Serebrennikov: sulla legalità dell'impiego dei soldi del bilancio. Ora cosa, dobbiamo liberare tutti visto che lavorano nel settore della cultura?" ha detto con crudezza il presidente.

L'arresto di Serebrennikov, famoso non solo a Mosca ma anche a Cannes, Avignone e Berlino ha causato un turbamento generale dell'opinione pubblica russa. "In primavera tutta Mosca gli ha tributato un'ovazione per la sceneggiatura dello spettacolo di Alexandr Griboedov ‘Che disgrazia l'ingegno!' al teatro Helikon Opera. Lo spettacolo era sponsorizzato dalla compagnia "Interros" di Vladimir Potanin, uno degli oligarchi più ricchi della Russia. Due settimane dopo nel prestiggioso teatro Bolshoi, un altro miliardario, Roman Abramovich, ha applaudito alla prova generale dello spettacolo biografico allestito da Serebrennikov e dedicato a Rudolf Nureyev", osserva l'autore.

Nella memoria storica del paese i guai del regista ricordano le persecuzioni di Pushkin, Pasternak e altri, si legge nell'articolo. "Come i suoi eminenti predecessori, Serebrennikov non è un oppositore politico. Non ha mai difeso il suo diritto all'omosessualità, a differenza di alcuni colleghi, e ha sempre considerato un onore la possibilità di lavorare in Russia, dove si è dedicato esclusivamente all'arte", scrive il giornalista.

"L'ultimo regista ad essere arrestato è stato Vsevolod Meyerhold nel 1939", ricorda lo scrittore Boris Akunin che accusa Putin, come Stalin prima di lui, di ordinare gli arresti direttamente.

"Come durante la Germania nazista, prima hanno liquidato gli oppositori e messo a tacere la stampa e poi se la sono presa con la cultura, con Fritz Lang e Stefan Zweig", ritiene il regista e attore Andrey Mironov.

L'autore dell'articolo nota anche "la debolezza delle accuse contro Serebrennikov". Per convalidare l'accusa di ladrocinio di risorse finanziarie, il Comitato inquirente sostiene che il regista non ha allestito lo spettacolo "Sogno di una notte di mezza estate". Il problema è che sullo spettacolo sono state scritte diverse recensioni dalla stampa.

La storica e la specialista di cultura sovietica Cécile Vaissié precisa: "L'arresto di Serebrennikov serve per dare modello, ma bisogna astenersi dai parallelismi con il periodo stalinista.

Come scrive Avril, oggi il controllo statale al livello più alto sul cinema e teatro è più sottile ed è prpetrato tramite il ministro della Cultura, il conservatore Vladimir Medinskiy, che usa sia il bastone che la carota nell'assegnare i finanziamenti.

A partire dal 2010 circa 43 milioni euro all'anno sono stati assegnati dalla Fondazione del cinema ai registi. "Il problema è nel trovare soldi", ha detto nel 2011 al giornale Le Figaro il regista Pavel Lungin. L'autore, premiato al festival di Cannes per il suo film "Taxi Blues", ha potuto fare un salto avanti grazie al film religioso "L'isola" che ha trovato il consenso della Chiesa ortodossa. Però Lungin ha fatto un errore irreparabile dal punto di vista di alcuni suoi colleghi: l'11 marzo 2014, nelle migliori tradizioni sovietiche, Lungin insieme con altri 400 esponenti della cultura, ha firmato la lettera d'appoggio all'annessione della Crimea.

"Nella questione della Crimea gli esponenti della cultura si sono trovati dinanzi una scelta umiliante. Tra quelli che hanno firmato la lettera molti dipendevano dal ministero della cultura", spiega l'editrice Irina Prokhorova.

Un caso sgradevole è quello di Aleksei Uchitel, che ha pure firmato la lettera. Il regista ha ricevuto finanziamenti pubblici per il suo film storico "Matilda" e da poco ha ottenuto il permesso di distribuzione. Tuttavia si è trovato sotto la dura campagna condotta dall'ex-procuratore della Crimea e ora deputato Natalia Poklonskaya, insieme con i circoli ortodossi.

Nella lettera aperta per l'appoggio di Kirill Serebrennikov, il drammaturgo e regista Ivan Vyrypaev dà un giudizio duro a Uchitel accusandolo di ignorare la responsabilità del Cremlino. "È umiliante vedere Uchitel che combatte per il suo film con i deputati e i papi che lo attaccano, ma consapevolmente non fa nessuna pretesa né all'autorità né personalmente al presidente", si legge nella lettera.

"Oggi neppure uno può parlare più di religione, politica o sessualità", conclude il produttore Pavel Kaplevich, il collega di Serebrennikov. "Tutti devono stare attenti".