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Urss, un Paese allo specchio: a Milano le foto di una società scomparsa

In occasione della Photo Week, la settimana dedicata all’arte della fotografia, l’associazione Italia Russia ha presentato al pubblico alcuni degli scatti del suo storico archivio, unico al mondo: oltre cinquemila immagini originali realizzate da fotoreporter professionisti tra gli anni Cinquanta e Novanta che raccontano un’era che non c’è più

Oltre cinquemila fotografie stampate in bianco e nero e a colori. All’associazione Italia Russia è nascosto un piccolo tesoro, diventato patrimonio pubblico dalla fine del 2016 grazie a un sito e ora svelatosi “dal vivo” in occasione della Photo Week, la kermesse dedicata alla fotografia, organizzata a Milano dal 5 all’11 giugno. “Il progetto è iniziato nell’estate 2014 - spiega la curatrice della mostra Giovanna Bertelli -, e dopo un anno e mezzo di lavoro siamo riusciti a creare uno spazio online dove poter visionare tutte le fotografie”. Le foto, provenienti da esposizioni allestite in passato in Italia per far conoscere la società e la cultura dell’Unione Sovietica al mondo, sono state ora stampate in formato 30x40 cm con il metodo tradizionale, in analogico e tutte in formato positivo.

Per saperne di più: L'associazione Italia Russia
mette online le foto d'era


“Il periodo va dagli anni Cinquanta fino all’inizio degli anni Novanta. Per ovvie ragioni politiche le ultime mostre avevano come tema un classico, il museo delll’Hermitage di San Pietroburgo, senza alcun riferimento all’attualità storica”, continua Bertelli.

Oltre quarant’anni di storia sovietica raccolti in scatti. Un fondo, quello mostrato per la prima volta al pubblico milanese, che non ha eguali nel mondo. Le foto esposte negli spazi dell’associazione Italia Russia in via Cadore, infatti, sono state viste in anteprima da alcuni membri della Tass, l’agenzia di stampa russa, che ne hanno constatato l’inestimabile valore. La curatrice ricorda così l’convegno: “Posso dire di essere stata molto orgogliosa quando ci hanno detto che neanche loro possiedono un tale numero di foto risalenti a quegli anni - spiega -. Il motivo è molto semplice: con la fine dell’Unione Sovietica alcuni loro archivi sono stati aperti, altri completamente perduti, mentre questo è stato conservato con grande cura fino a oggi”.

Il lavoro di Giovanna Bertelli, storica della fotografia, è stato mettere in sicurezza i positivi in apposite buste, poi catalogate con anno e nome del fotografo, quando è stato possibile riconoscerlo.