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Mattarella sotto attacco sui social: coinvolta anche la Russia - Tiscali Notizie

M5s e Lega non hanno vinto le ultime elezioni perché la Russia ha inquinato il voto italiano. Hanno vinto perché gli italiani chiedevano un cambiamento. Tuttavia con sempre maggiore chiarezza stanno emergendo prove che la Russia opera per condizionare l’opinione pubblica italiana e favorire i partiti populisti. Un caso importante (e preoccupante) si è avuto lo scorso 27 maggio quando l’Italia ha vissuto uno dei momenti più drammatici della sua storia repubblicana: il no del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla nomina di Paolo Savona alla guida del ministero dell’Economia. Quella sera il Capo dello Stato ha subito un duro attacco mediatico sui social e all’operazione hanno partecipato anche account legati alla Internet Research Agency (Ira) di San Pietroburgo, nota e potente fabbrica di propaganda digitale di Vladimir Putin.

Le indagini collegate al Russiagate 

Le prove emergono dal materiale raccolto per il procuratore speciale Robert Mueller che indaga sul Russiagate ovvero sulle presunte interferenze russe nelle presidenziali americane del 2016.  I ricercatori universitari coinvolti nelle indagini hanno passato al setaccio quasi 3 milioni di tweet. La maggior parte dei messaggi sono in inglese ma circa 16 mila sono in lingua italiana. Dalle anticipazioni pubblicate dal sito americano FiveThirtyEight è emerso che una ventina di profili usati dalla Internet Research Agency russa hanno attivamente partecipato alla campagna mediatica scatenata il 27 maggio contro il capo dello Stato avente come parola d’ordine #MattarellaDimettiti.

La necessità di una commissione di inchiesta

Di fronte alle accuse in campo i sostenitori di M5s e Lega potrebbero mettere in discussione le indagini condotte nell'ambito del Russiagate. Diffidenza legittima e proprio per questo motivo ora è più necessario che mai che siano direttamente gli italiani a fare luce sulla vicenda attraverso il varo di una commissione parlamentare sulle fake news, come richiesto a gran voce dal Partito democratico. Far chiarezza sarebbe anche nell’interesse dell’attuale maggioranza che ovviamente, come detto prima, non ha vinto le elezioni grazie all’intervento di Putin.

L'invasione dei bot 

Negare che le tecnologie digitali siano uno strumento potentissimo in mano alla propaganda delle grandi potenze internazionali significa mettere la testa sotto la sabbia. I dati parlano chiaro. Secondo una ricerca dell’University of Southern California e dall’Indiana University su Twitter più di 5 milioni di utenti sono bot ovvero robot. E non si limitano a rilanciare i post degli altri profili ma anche a scrivere testi e conversare con gli umani. I progressi compiuti dall’intelligenza artificiale negli ultimi anni sono stati esponenziali e ancora sfuggono alla comprensione dei non esperti in materia. 

L'annuncio di Facebook  

Lo scandalo Cambridge Analytica ha poi confermato che l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali per condizionare le campagne elettorali è un fenomeno reale e non fantasia dei complottisti. E’ notizia di pochi giorni fa che Facebook ha chiuso una serie di account falsi creati apposta per influenzare le elezioni politiche americane di medio termine, previste a novembre. Il pericolo è più vivo che mai. 

L'esigenza di adeguare gli organismi di vigilanza 

L’esigenza di varare una commissione parlamentare sulle fake news sarebbe utile anche per capire se è arrivato il momento di istituire appositi organismi di controllo e vigilanza. Più volte in passato la democrazia italiana ha adeguato le proprie istituzioni e le proprie leggi per tener conto dei cambiamenti tecnologici che hanno avuto un forte impatto sulla società. Il Garante per la Privacy, per modello, che oggi ci sembra scontato, è stato istituito solamente nel 1996. Un anno più tardi è stata creata l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (AgCom) che tra i vari compiti ha anche quello di controllare il rispetto delle leggi sulla par condicio, più volte riformate dopo l'arrivo della seconda Repubblica. Il web e i social oggi incidono sull'opinione pubblica quanto e più dei mass media tradizionali. Fare chiarezza su quello che succede è una necessità che la politica non può più procrastinare.