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al nuovo assessore chiederemo di introdurre l'obbligo della tracciabilità

Grano duro importato dal Canada, Moldavia, Russia e Ucraina. Con quale materia prima è prodotto il “pane quotidiano”?

“Cosa altro si può fare, pensando a tutte le cose la cui ragione non si comprende, se non perdere lo sguardo sui campi di grano. La loro storia è la nostra, perché noi, che viviamo di pane, non siamo forse grano in larga parte?” (Vincent van Gogh)


«Il prezzo basso del grano canadese è dovuto al fatto che i canadesi per l’alto contenuto di contenuto di Glifosate non lo possono dare nemmeno ai maiali e ce lo mandano perché possa essere miscelato col nostro per abbassare il tenore di Micotossine e Glifosato». La dichiarazione di Cosimo Gioia, agricoltore  ed ex direttore dell’assessorato  all’agricoltura della  Regione Siciliana durante il governo di Raffaele Lombardo, getta un’ombra, infatti, sui passi avanti nel tragitto di valorizzazione delle produzioni locali di qualità e sulla trasparenza verso i consumatori.

La produzione 2017 di grano duro e tenero in Sicilia ha toccato quota 875.116.200 Kg.
In Italia siamo secondi solo alla Puglia (959.350.000 Kg). Lo dicono i dati provvisori pubblicati dall’Istat. Nella nostra Isola, però, arriva anche grano e frumento segalato proveniente da altri Paesi.

Nel 2017 (fino al 31/10/2017) i numeri parlano di 54.719.805 Kg. Arriva a Pozzallo e a Catania con le navi da Canada, Moldavia, Russia e Ucraina. I numeri, forniti a Madonie Notizie dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, certificano per il 2016 un import totale pari a 104.549.504 Kg a fronte di 775.009.200 Kg di produzione siciliana nello stesso anno.

Degli 879.558.704 Kg prodotti in Sicilia o giunti in nave nell’Isola nel 2016, dunque, il 12% è rappresentato da grani importati. Nulla da obiettare nell’era della globalizzazione, se non fosse per la qualità degli stessi più volte messa in discussione da studi internazionali e servizi giornalistici.

La trasmissione televisiva “Report” in onda su Rai3 il trenta ottobre scorso ha rivolto l’obiettivo sul Canada (il primo produttore mondiale di grano duro e il paese da cui l’Italia importa ogni anno un milione di tonnellate) e ha documentato dati preoccupanti in linea con le dichiarazioni di Cosimo Gioia sul glifosato, un diserbante che secondo lo Iarc, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, è un probabile cancerogeno.

L’Italia, prosegue il sito di Report, continua a comprare il grano col glifosato venduto dalle grandi aziende di trading, colossi globali con fatturati da centinaia di miliardi, capaci di influenzare l’andamento dei prezzi speculando in borsa. Report ha fatto analizzare i 6 marchi di pasta più diffusi sul mercato italiano e sono emersi particolari interessanti.

Mentre, però, la pasta dal 17 febbraio 2018 avrà l’origine del grano e della semola indicati espressamente sulle confezioni (per iniziativa del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali), per quanto riguarda il pane che giornalmente acquistiamo al panificio o al supermercato nulla è stato fatto.

Intanto, gli agricoltori siciliani continuano a spendere 23 centesimi al chilo per la produzione e la vendita, a volte, si piazza sottocosto a 20 centesimi.

«Se qualcuno continua ancora a coltivare  grano, in Italia,  con  questi prezzi  è grazie ai contributi  pubblici» dice  Cosimo  Gioia.
Compriamo  il  grano  “di quantità” dal  Canada che fa abbassare i prezzi e mette in difficoltà i  produttori “di qualità” italiani  e  per  evitare  che falliscano, diamo loro contributi pubblici per non farli produrre.

In questo modo i terreni non seminati che potrebbero produrre grano di alta qualità restano incolti sotto gli occhi ignari dei consumatori. Non è dato conoscere l’origine del grano contenuto nella pagnotta che mettiamo in tavola perché chi la vende non è tenuto ad esporre un’etichetta che dia informazioni in merito.

Le speranze dei consumatori sono riposte nel nuovo governo regionale, guidato da Nello Musumeci, che dovrebbe e potrebbe prendere iniziative in tal senso in modo da consentire acquisti consapevoli e prezzi modulati sulla qualità del prodotto.

La nostra testata, da anni, si è intestata questa battaglia intervenendo sul tema del rispetto della tracciabilità, della provenienza del grano avviando campagne di sensibilizzazione rivolte ai consumatori.

Madonie Notizie ritornerà sul tema andando a bussare alle porte del nuovo assessore regionale all’agricoltura con una proposta chiara: l’obbligo per tutti i panificatori di esporre al pubblico un’informativa contenente la tipologia di grano utilizzata, la provenienza e il tragitto che questo ha fatto prima di giungere sulle nostre tavole.

Intanto i consumatori possono chiedere fin da subito la provenienza del grano con cui è stato prodotto il “pane quotidiano” che stanno acquistando.