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Social Media Gaming, cos’è e perché è utile adottarlo

Grazie al servizio delle Iene del 14 maggio scorso, si è scatenato anche in Italia il dibattimento sulla Blue Whale, il terribile gioco che sembrerebbe incitare giovani adolescenti deboli e depressi al suicidio. In tanti stanno alimentando conversazioni che invocano uno “stop”, anche se di vera e propria emergenza non si dovrebbe parlare, considerando che casi conclamati, almeno nel nostro Paese, sembrerebbe non ce ne siano stati.

In molti si sono affrettati a dire che la Blue Whale Challenge fosse in realtà una leggenda metropolitana. L’ormai nota inchiesta esclusiva del periodico russo Novaya Gazeta, la prima a parlare apertamente di una sorta di catena di Sant’Antonio che conduce, dopo un inesorabile lavaggio del cervello, al suicidio, è stata messa in discussione più volte. Eppure, i dubbi rimangono, visto anche la delicatezza del tema.

Quanto c’è di vero? E quanto invece è stato inventato di sana pianta? Proviamo a rispondere cercando di isolare qualche insegnamento utile a comprendere le meccaniche che sui social media possono svilupparsi.

Le origini

È difficile determinare quando sia effettivamente nato il termine Blue Whale, e quando sia stato abbonato alla prima volta al “gioco”. Ciò che possiamo determinare, è che le conversazioni online non sono state molto nutrite, almeno fino a qualche mese fa.

Se ci spostiamo dall’alfabeto occidentale per andare sul cirillico, il confronto si fa interessante. L’hashtag in russo per indicare BlueWhale sembra essere #Морекитов e sembra seguire un altro tragitto, diverso rispetto a quelli citati nella prima immagine.

Come si può osservare, le conversazioni pubbliche messe a confronto portano ad evidenziare come anche nei paesi madrelingua russa già nel febbraio 2017 vi sia stato un incremento del buzz attorno ad hashtag riconducibili al fenomeno (seppur in misura decisamente minore). Tranne quel 10 ottobre 2016, dove si registra un picco.

Il brano in sottofondo è di un dj russo, Ganju: il filmato non è altro che il videoclip di un brano dedicato a Rina Palenkova, la teenager suicida il 27 novembre 2015 e considerata da molti come “il modello di riferimento” per quelli che dovrebbero essere i partecipanti al Blue Whale Game.

    Facendo una ricerca su YouTube, i materiali dalla Russia sono veramente moltissimi: è possibile ritrovare anche video di suicidi e salvataggi all’ultimo minuto (questi ve li risparmiamo), lasciandosi guidare dai suggerimenti della piattaforma. In ogni caso, le date possono essere riconducibili tutte allo stesso periodo. Secondo il servizio delle Iene, l’altro Paese in cui la Blue Whale ha visto i suoi primi, nefasti effetti è stato il Brasile. Anche in questo caso, possiamo documentare come ben prima dell’hype registrato dalle conversazioni online negli ultimi mesi, fosse noto un probabile meccanismo dannoso per i ragazzi. In verità, pur cercando nelle pieghe del web, almeno fra i post ancora visibili non siamo riusciti a identificare riferimenti così remoti, come appunto visto in Russia. È però un fatto che già lo scorso anno si cominciasse, sottovoce, a parlare di “Balena blu” anche in portoghese. I primi post di sensibilizzazione sono invece certificati a quest’anno, quasi a sottolineare come il problema fosse concreto e fosse necessario dotarsi di strumenti utili ad affrontarlo.