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Scontro Italia-Libia su dichiarazioni ambasciatore Perrone

Scontro diplomatico tra Roma e Tripoli a causa, pare, delle dichiarazioni rilasciate dall’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Perrone.
Motivo della lite le elezioni presidenziali che dovrebbero tenersi entro la fine dell’anno riferendosi alle quali Perrone ha affermato che si deve riuscire a stabilire “una base costituzionale entro il 16 settembre” e “tenere elezioni parlamentari e presidenziali il 10 dicembre”.
In base a quanto riportato dai libici, l’ambasciatore italiano in una intervista rilasciata nei giorni scorsi avrebbe ribadito la necessità di andare alle urne, ma solo con “le necessarie condizioni”; in altre parole, solo se esiste una
“solida base costituzionale e appropriate condizioni di sicurezza”, in modo che “possano portare riconciliazione e stabilità”.
Dichiarazioni che sono state lette come un invito al “rinvio delle elezioni”, come si legge nel documento pubblicato ieri dal Comitato affari esteri del parlamento di Tobruk, in cui l’ambasciatore italiano sarebbe definito addirittura “persona non grata”.
Mentre sono in corso aspri dibattiti sulla fonte di queste dichiarazioni, resta il fatto che con l’avvicinarsi della scadenza elettorale i toni si stanno facendo duri.
Dopo anni di guerra, infatti, non è ancora chiara la strada da seguire per far ripartire il paese e porre fine alle diatribe tra le numerose fazioni. Lo stesso impegno a recarsi alle urne non è stato sottoscritto da molti esponenti di spicco della scena politica libica e ogni dichiaraizone viene strumentalizzata per inasprire lo scontro.
Il portavoce di Haftar, Ahmed Al-Mismari, ha dovuto presentare scuse ufficiali perché imputato di aver richiesto l’intervento della Russia in Libia al fine di “rimuovere dall’arena libica Turchia, Qatar e Italia”. ”La Francia vuole che le elezioni si tengano entro l’anno” avrebbe affermato Al-Mismari, “l’Italia invece si è detta contraria… noi concordiamo con la Francia: vogliamo tenere le elezioni quest’anno”.
A luglio, il parlamento di Tobruk non ha votato la legge necessaria per il referendum sulla Costituzione approvata nel 2017 dall’assemblea costituente, ciò significa che ad oggi, a poche settimane dalle elezioni, esistono seri dubbi sulla validità della legge elettorale e sul riconoscimento dei risultati delle
consultazioni da parte di tutti.
Dopo anni di duri scontri e missioni di pace fallite, il paese è in una condizione quasi disperata e non si vedono all’orizzonte reali prospettive di unità o solo la fine degli scontri.
In una condizione così controversa le pressioni da parte dei governi stranieri sono forti, non è un caso se Mohamed El Sallak, portavoce del governo di Sarraj, nei giorni scorsi è stato obbligato a ribadire che le elezioni sono una
questione che riguarda solo i libici. Solo “le parti che erano a Parigi hanno gli strumenti e le procedure per attivare l’accordo che porta alle elezioni”, ha detto in una intervista al Libya Herald.
Ma le osservazioni sull’ambasciatore italiano a Tripoli potrebbero rientrare in un quadro ben più ampio: la nomina di Giuseppe Perrone come nuovo rappresentante diplomatico italiano in Libia piacque molto agli Usa, “è una grande scelta dell’Italia” scrisse in un post su Twitter, subito dopo la sua nomina, Jonathan Winer, l’ex inviato speciale statunitense nel paese nordafricano. “Giuseppe Perrone ha lavorato con gli Stati Uniti e altri ad un approccio comune per promuovere l’unità della Libia”, commentò il diplomatico di Washington. Non è un caso se i rapporti tra Libia e Italia sono stati oggetto anche dei colloqui tra il primo ministro italiano Giuseppe Conte e il presidente americano Donald Trump.
A completare il quadro di grande incertezza diplomatica tra Italia e Libia è anche la nomina, fin troppo attuale (solo pochi giorni fa), di un nuovo ambasciatore libico in Italia, Omar Abdelsalam al Tarhouni, incaricato dal Governo di accordo nazionale libico.