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Guida al Rugby Europe Championship, per molti il Sei Nazioni B

I veri malati della palla ovale non si siederanno sul divano solamente alle tre del pomeriggio di sabato per godere dello spettacolo del Sei Nazioni: la mattina infatti prevede un saporito antipasto costituito dalla prima giornata del Rugby Europe Championship, noto, seppur erroneamente, ai più come Sei Nazioni B.

Il torneo, disputato quest’anno da Romania, Georgia, Russia, Spagna, Germania e Belgio, rappresenta la più alta espressione del sistema di divisioni gestite da Rugby Europe e costituisce il meglio del rugby del Vecchio Continente al di fuori del ristretto salotto del Sei Nazioni.

Al termine delle cinque giornate di torneo, a partire appunto da domani fino al 18 marzo, la squadra in cima alla classifica viene eletta campione, mentre l’ultima affronterà un playoff con la prima classificata della divisione sottostante (Rugby Europe Trophy) per sapere chi avrà il diritto di disputare il Championship 2019.

Lo scorso anno la Romania ha vinto il trofeo, interrompendo un dominio georgiano che durava da sei edizioni. Il Belgio è arrivato ultimo ma ha battuto il Portogallo, vincente del Trophy, ed ha conquistato il diritto di rimanere nella prima divisione.

La prima giornata prevede Georgia-Belgio a Kutaisi per le 11 del mattino italiane, Russia-Spagna alle 13 a Krasnodar e Romania-Germania a Cluj alle 15.

Anche quest’anno Georgia e Romania sono le due squadre favorite per la conquista del titolo. La Georgia ha un anno davvero importante dinanzi: viene dal test disputato a novembre contro il Galles e avrà il prossimo novembre l’opportunità di giocare contro l’Italia per dimostrare la fondatezza delle proprie velleità di ingresso nel rugby che conta. Sarebbe un buon inizio tornare a dominare il torneo continentale.

La Romania viene invece da un discreto novembre, dove ha battuto in casa Samoa e ha perso di poco contro la migliore nazionale tongana degli ultimi anni.

Entrambe le favorite esordiscono in casa, rispettivamente contro Belgio e Germania. Entrambe dovrebbero avere vita relativamente facile. La Georgia soprattutto, contro il Belgio fanalino di coda della scorsa edizione, si aspetta di avere gioco facile.

Anche per questo motivo Milton Haig, head coach neozelandese dei Lelos, ha selezionato una squadra giovane e con poca esperienza internazionale: 11 giocatori su 23 hanno meno di dieci presenze in nazionale. Certo non è il caso di Davit Katcharava, il secondo centro della squadra, che ha accumulato nella sua lunga carriera ben 104 caps.

Sei dei quindici titolari giocano in patria, mentre gli altri giocano in campionati stranieri: 2 in Russia, 5 in Francia, fra cui la stellina Gela Aprasidze, e 2 in Inghilterra, compreso il capitano Giorgi Nemsadze, alla sua prima presenza da capitano per via dell’assenza di Merab Sharikadze, infortunato.

Nemsadze gioca nel Bristol, squadra dominatrice della seconda divisione inglese, e sarà il trentesimo capitano nella storia della nazionale georgiana. Una emozione particolare rafforzata dal fatto che Kutaisi è la sua città natale.

Più difficile il compito per la Romania contro la Germania, unica squadra capace di battere quelli che poi sarebbero diventati i campioni in carica lo scorso anno. Quest’anno però si gioca in Romania e per i tedeschi sarà molto difficile andare a vincere a Cluj.

La squadra selezionata dall’head coach Lynn Howels, gallese, ha un terzo dei giocatori che militano in Francia, mentre gli altri si dividono equamente fra le migliori squadre rumene: Steaua Bucarest, Timisoara Saracens, CSM Bucuresti, Stiinta Baia Mare.

Per la Romania il torneo sarà di particolare importanza quale foglio di via per accedere alla Rugby World Cup 2019 in Giappone. L’edizione annuale del Rugby Europe Championship, infatti, vedrà la squadra meglio classificata nella classifica aggregata del torneo negli anni 2016, 2017 e 2018, esclusa la Georgia già qualificata, accedere al mondiale. Un’occasione che la Romania non ha alcuna intenzione di farsi sfuggire.

La prospettiva di accedere alla Rugby World Cup, però, non si ferma qui. La seconda squadra meglio classificata, escludendo di nuovo la Georgia, avrà l’opportunità di giocarsi la qualificazione in un intricato tragitto che incomincerà con la sfida al Portogallo.

Il Portogallo, quale rappresentante del rugby europeo al di fuori del Sei Nazioni e del Rugby Europe Championship, ha assimilato il diritto di giocarsi la partecipazione ai mondiali attraverso questo playoff. La squadra che dovesse vincere lo scontro (e quella proveniente dal Championship avrà chiaramente i favori del pronostico) potrà quindi giocarsi l’accesso diretto alla Rugby World Cup attraverso una partita di andata e una di ritorno contro Samoa.

Non finisce qui. Naturalmente squadre come Germania, Spagna e Russia non hanno grandi possibilità di poter battere Samoa in un doppio scontro decisivo, ma la perdente del playoff avrà un’ultima chance nel famigerato torneo di ripescaggio dove l’avversario più ostico dovrebbe chiamarsi Canada.

In questo momento la Romania guida la speciale classifica aggregata, senza considerare la Georgia, con 15 punti, seguita dalla Spagna con 13, la Russia con 9, la Germania con 8 e infine il Belgio con soli 2 punti.

La possibilità di giocarsi le proprie carte per provare ad accedere al palcoscenico ovale più importante in assoluto, quello della Rugby World Cup, potrebbe essere l’interruttore perché il Rugby Europe Championship di quest’anno salga di colpi e di livello.

Spagna e Germania, ma anche Russia, sono nazionali in crescita, dalla scarsa cultura ovale ma dal potenziale economico e sportivo incommensurabile. E’ lecito, nel torneo di quest’anno, aspettarsi una accelerazione da parte di questi movimenti, nel tentativo di competere dapprima contro Romania e Georgia, e provare poi a giocarsi il tutto per tutto per un posto ai mondiali nipponici.

La Germania, movimento ovale tenuto in vita dalla potenza economica di Hans-Peter Wild, patron dello Stade Français e dell’Heidelberg RK visto nel Continental Shield, si trova in un momento di difficoltà, dovuto proprio al clima freddo nei rapporti fra Wild e la federazione tedesca.

L’upset riuscito lo scorso anno non è nell’aria nell’edizione annuale e la Germania dovrà anzi guardarsi le spalle da un Belgio in crescita e che è solo due posti più in basso nel ranking mondiale.

La sfida subito importante è quella di Krasnodar: Russia e Spagna si trovano subito faccia a faccia per vedere chi riuscirà a incominciare dinanzi la competizione. Si tratta prevedibilmente della sfida che deciderà chi proseguirà il tortuoso e impervio cammino verso la coppa del mondo.

La Russia ci arriva con il prezioso bagaglio di esperienza maturato da Enisei e Krasny Yar in Challenge Cup. In seconda linea ci sarà Andrei Ostrikov, militante nei Sale Sharks. Malgrado i suoi due caps in nazionale, ottenuti peraltro due anni fa, il giocatore è un’aggiunta importante alla squadra. Negli ultimi 3 incontri fra le due nazionali, la Russia ha prevalso due volte, e il fattore campo dovrebbe aiutarla a conquistare la notevole posta in palio.

La Spagna ha ammesso di giungere molto meno preparata all’appuntamento: mentre la Russia ha effettuato un test di preparazione e ha avuto diverso tempo nel camp, gli spagnoli arrivano con qualche assenza. La Spagna spera di riuscire ad ottenere almeno un punto di bonus per tenere i russi a distanza nella classifica aggregata.

A novembre gli iberici hanno perso a Madrid contro il Canada, per poi bastonare sonoramente il Brasile. Il capitano della selezione Jaime Nava non si nasconde: “La nostra preparazione non è sufficiente, nel senso che si può sempre passare più tempo insieme. Si possono sempre fare più raduni e più partite.”

“Però non siamo a corto di preparazione. Certo potremmo passare più tempo insieme però questo è un gruppo che lavora insieme da quattro anni. Ci conosciamo perfettamente.”