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Paolo Rotelli: così l'Italia «importerà» pazienti dall'estero

«In Italia le risorse pubbliche per la sanità non aumentano. E noi lavoriamo per il 90% con il Servizio sanitario nazionale. Lei mi chiede come si fa a crescere ancora? Con i pazienti internazionali! I russi, per modello, vanno a curarsi in altri Paesi spendendo 3 miliardi di dollari l’anno. Di questi, 1,4 miliardi entrano nelle casse della Germania. Noi però siamo più empatici, simpatici e, non di rado, più bravi dei tedeschi. Quindi abbiamo aperto un canale con la Russia: in poche settimane abbiamo fatturato 250mila euro. Sottraendo clienti - che accogliamo con medici madre lingua - alla Germania…». Ha solo 27 anni Paolo Rotelli, figlio di Giuseppe, scomparso 4 anni fa, che ha creato il Gruppo Ospedaliero San Donato (Gsd). Oggi è lui il leader di questa realtà, la prima in Italia in ambito sanitario.

27 anni, d’accordo, ma lei parla già da manager consumato, dando del tu ai numeri…
Piano, piano, non corriamo. Mio padre diceva che per gestire bene un’azienda ci vuole cultura: un’azienda non è un’equazione. Altro che numeri. Se vuole sapere, determinanti nei miei studi sono stati filosofia, psicologia e sociologia perché mi offrono gli strumenti per capire le persone.

Vuol dirmi che un Gruppo con 18 ospedali, 17.000 dipendenti e un fatturato di 1,5 miliardi è guidato da un filosofo?
Io dico che il miglior manager è un filosofo. Certo, ho studiato nella Scuola di Amministrazione in Francia, e quindi conosco economia e giurisprudenza….

Ah ecco. Prima citava il suo papà. Nel 2013, quando lei, con la sua famiglia, ha preso le redini del Gruppo, i paragoni con il suo insigne genitore sono apparsi severi e in qualche caso impietosi. Ha avvertito la diffidenza?
Certo. Ora che non c’è più il professor Rotelli, dicevano, il Gruppo andrà malissimo, Paolo è un ragazzo, sta ancora studiando...