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Picasso e l’Italia. Grande mostra in Campania | Artribune

Ultimi giorni utili per visitare la rassegna espositiva allestita presso il Museo di Capodimonte e nell’Antiquarium agli Scavi di Pompei. Un omaggio al centenario del viaggio di Pablo Picasso in Italia con la mostra del risultato più tangibile del suo passaggio a Napoli: il sipario di Parade, balletto “realista” scritto da Jean Cocteau e musicato da Erik Satie, e i costumi della pièce teatrale, disegnati dell’artista spagnolo.

Nel mese di febbraio del 1917, in piena Grande Guerra, con le linee nemiche a poche centinaia di chilometri da Parigi, Pablo Picasso e Jean Cocteau decidono di partire per Roma su invito dell’impresario dei Balletti Russi Sergej Djagilev. Lo scopo? Lavorare a stretto contatto con la compagnia – in tournée nella capitale italiana – alla stesura e alla scenografia, con l’aiuto ai costumi di Fortunato Depero, della successiva opera in cartellone, Parade, di imminente debutto a Parigi, il 19 maggio dello stesso anno, al Théâtre du Châtelet.
Dal 9 al 13 marzo Picasso, insieme a Cocteau e Djagilev, e anche al coreografo di Parade Léonide Massine e al direttore d’orchestra Ernest Ansermet, è a Napoli in vacanza. La visita agli Scavi di Pompei è d’obbligo e le testimonianze fotografiche lo riprendono elegantissimo con Massine adagiato su di un basamento nel giardino della Casa di Marco Lucrezio. Ma pure la frequentazione dei teatri popolari, dove sono di scena i personaggi della Commedia dell’Arte, è assidua, portando gli interessi di Picasso anche verso il teatro di figura.
Ritornato a Roma, a stretto contatto con il gruppo dei Balletti Russi, l’artista si innamora di Olga Chochlova, ballerina della compagnia, che sposa l’anno seguente.
Dal 15 al 28 aprile, prima di rientrare a Parigi, torna di nuovo a Napoli con il suo nuovo amore e con l’amico Igor Stravinskij, e di qui si reca ancora a Pompei.
Una cartolina ricordo del Museo di San Martino, firmata anche da Olga che schizza un piccolo Vesuvio, raffigura un fondale del Teatro San Carlo con in primo piano le figure di Pulcinella e Pimpinella.

UNA STORIA NELLA STORIA

Il viaggio di Picasso a Roma e Napoli è solo una storia nella storia, all’intimo di questa mostra. La cornice più ampia è quella della Parigi degli Anni Dieci, dove trovano terreno fertile le avanguardie artistiche, nonostante l’infuriare della guerra, e si respira una temperie culturale da Unione Europea ante litteram.
È da una Parigi più popolare e da théâtre foraine, però, che Cocteau attinge il soggetto della sua Parade, termine che indica una parata di personaggi all’esterno di un teatrino da fiera per attirare il pubblico di passaggio a visitare lo spettacolo. Alle figure inizialmente previste – il Prestigiatore cinese, la Ragazzina americana e l’Acrobata – vengono aggiunti, oltre che un cavallo e un’ginnasta donna, anche due Manager, su consiglio di Picasso. Uno francese e l’altro americano, accompagnati da un apparato rumoristico greve presente nella musica di Satie, sottolineano la rude commercialità dell’operazione fieristica.

IL SIPARIO

Il sipario di Parade, esposto oggi nella sala da ballo della Reggia di Capodimonte, viene realizzato di getto da Picasso all’inizio del maggio 1917, al suo rientro nella capitale francese. Pur essendo il balletto di ambientazione parigina, l’artista fa comparire sullo sfondo una lontana sagoma, come di un Vesuvio, mentre la scena in primo piano sembra richiamare quella degli avventori in una taverna con una colonna e un arco tipici dei presepi partenopei. La natura morta sul tavolo con caffettiera e tazzina, poi, tradisce definitivamente l’ispirazione geografica. Tra i frequentatori della taverna, Picasso raffigura gli amici che hanno accompagnato il suo viaggio in Italia, mentre per se stesso e Olga riserva un’ascesa al cielo, con Olga-Silfide e Pablo-Scimmietta che la tiene per mano.
Oltre ai bozzetti dei costumi, alcune tele integrano l’esposizione del sipario a documentazione dell’eterno ritorno di certi temi nell’opera picassiana, come l’Arlecchino (ritratto di Leonide Massine) dell’autunno del 1917 o L’Acrobata del 1930, palese omaggio all’eterno rivale Henri Matisse, o il tema degli strumenti musicali nel bellissimo Amo Eva del 1912.
I costumi di Parade esposti a Pompei sono invece accompagnati da una serie di maschere teatrali reperite nel sito archeologico e da alcune maschere africane messe a confronto con il costume “cubista” dell’spiritoso cavallo danzante. A Pompei, inoltre, incastonato come un solitario, è in mostra un prezioso olio su tela: Busto (studio per Les Demoiselles d’Avignon) del 1907.