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Governo, Calenda: lascio il Pd se fa l'intesa con i 5 Stelle

Anche stavolta sono state immagini sconvolgenti a colpire Donald Trump. I volti di donne e bambini «gasati» da un attacco chimico nella zona di Douma, area a est di Damasco e parte di Ghouta orientale, sacca ormai finita nelle mani del regime. Ma — secondo gli oppositori — sarebbero stati proprio i lealisti a lanciare, sabato, cilindri dai quali è uscita una sostanza asfissiante. Una cinquantina le vittime, forse cento, dozzine di intossicati.
Sono trascorse diverse ore prima che, domenica mattina, il presidente americano usasse Twitter per sparare la sua bordata. In una serie di messaggi ha definito Assad «un animale», ha denunciato — cosa rara — l’appoggio di Putin (e di Teheran) ai lealisti, ha criticato Obama per l’inazione e ha chiaramente detto che i colpevoli di tutto questo «pagheranno un grosso prezzo». Espressione che lascia pensare ad una rappresaglia militare, una ripetizione di quanto avvenne il 7 aprile di un anno fa quando il Pentagono lanciò 59 missili da crociera contro target dei filo-Assad. Blitz di facciata e dagli esiti modesti. Però, come si dice in queste situazioni, «tutte le opzioni sono sul tavolo». Un concetto sottolineato da uno dei consiglieri presidenziali, Thomas Bossert. Lo stato maggiore avrebbe già presentato alla Casa Bianca una serie di obiettivi. Parigi si è accodata: pronti a prenderci le nostre responsabilità. E ha chiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza Onu, appoggiata in serata dagli Usa.