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Italia, Uva blinda Ventura: «Il ct non è un problema»

la panchina di Gian Piero Ventura non traballa. «Se esiste un problema ct? Assolutamente no - spiega a Radio24 Michele Uva, direttore generale della Figc e vice-presidente Uefa - È una cosa che ripeto da vari giorni: non c'è alcun problema, siamo un popolo di commissari tecnici, ognuno di noi ha le sue convocazioni ed i suoi schemi di gioco. La federazione ha intrapreso un tragitto di cui è soddisfatta: è normale ci siano cose da migliorare ma ieri, dopo la gara di Torino (l'1-1 con la Macedonia, ndr) è già visto un primo risultato nell'approccio. Tutti devono fare un passo in avanti per crescere e uno laterale per aiutare chi gli sta al fianco».

VENTURA NON SI DISCUTE - Sembra vi sia una spaccatura nel rapporto tra Ventura ed il gruppo azzurro: «Mi dispiace che all'esterno vi sia questa percezione, dall'intimo io non la vedo e non la percepisco. Grazie anche alla mia esperienza nei club, ho avuto in questi cinque giorni un occhio molto intento allo spogliatoio e non ci passa per la testa alcun tipo di messa in discussione dell'allenatore, che in questo momento sarebbe deleteria. Non c'è spaccatura tra giocatori e staff tecnico, c'era bensì la necessità di un passo avanti perché l'Italia sia sempre tale, in campo o fuori».

L'ANALISI - Per Uva, poi, non è vero che il nostro calcio sia 'povero' di talenti: «Se si osserva la filiera di tutte le nostre giovanili si desume il contrario. Piuttosto, c'è bisogno di un cambio generazionale: forse abbiamo avuto otto anni di buco, dovuto non solo al lavoro fatto sulle nazionali, ma anche alla fine di cicli. I nuovi gruppi dai 23 anni in giù sono ricchi di talento e di esperienza, anche perché la federazione, in questo settore, investe 35 milioni di euro l'anno. Io sarei fiducioso per il futuro, bisogno aver pazienza e capire che il cambio generazionale ti fa pagare dazio». C'è il serio azzardo che in Russia non vadano Nazionali di prestigio, visto che, se l'Italia è costretta agli spareggi, l'Argentina potrebbe addirittura restarne fuori. «C'e' una crescita dei paesi che erano considerati medio-piccoli: i loro giocatori militano nei campionati più' importanti ed è un bene per l'Uefa che ci sia la crescita di piccole federazioni, fa bene allo spettacolo e alla competitività. Si andrà sempre convegno a questo cambiamento, ma io non penso a un Mondiale senza, ma solo ad un Mondiale con...». Uva, infine, lancia quasi un appello in vista del play-off mondiale: «Da qui a novembre manca un mese e tutta la nazione deve essere compatta ed unita. Le critiche, se costruttive, vanno bene ma andare al Mondiale sarebbe un successo di tutti, non di una sola persona». (ITALPRESS).