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L'Italia fuori dai Mondiali: il mercato 2018 rischia 1 | DDay.it

L'Italia buttata fuori dalla Svezia dai Mondiali di Russia 2018: oltre al "lutto nazionale", bisogna tenere in conto anche un ridimensionamento concreto del mercato dei TV e una diminuzione delle offerte speciali e delle attività promozionali.

L’Italia questa sera ha strappato il passaporto e con esso i biglietti per i Mondiali di Calcio di Russia 2018. Al di là del "lutto nazionale" e della caccia ai colpevoli, è certamente un brutto colpo per il mercato dei TV. Da sempre, infatti, gli anni pari (quelli con i Mondiali o le Olimpiadi estive) sono i migliori per le vendite dei TV, soprattutto perché la collocazione temporale di questi eventi a ridosso dei mesi più caldi destagionalizza le vendite, riportandone una fetta consistente anche nella prima parte dell’anno invece che nel solo classico rush natalizio.

Ebbene, tutti gli operatori dei TV (e per certi versi anche chi ha intenzione di cambiare apparecchio nella prima metà dell’anno prossimo) sono stati questa sera incollati allo schermo con qualche patema d’animo in più rispetto agli altri 56 milioni di C.T. della Nazionale. Dopo gli eventi di questa sera, inevitabilmente la stagione 2018 dei TV, rispetto alle altre stagioni "pari", partirebbe zoppa, con l’unica attenuante che gli operatori, avendo appreso il nefasto esito con un po’ di anticipo, hanno il tempo di rivedere al ribasso le previsioni da dare alla fabbrica.

Abbiamo chiesto a questo proposito a GFK, considerata da tutto il mercato la vera depositaria dei numeri del settore, di riavvolgere il nastro della storia e darci un po’ di indicazioni sull’andamento del mercato negli anni passati. Va detto che tra il 2006 e il 2012 in Italia, anche se a macchia di leopardo, c’è stato lo switch off e il passaggio al digitale terrestre, che ha portato ad incrementi del mercato spesso più marcati di quanto non valga lo stimolo dato dai Mondiali. L’andamento delle vendite di TV a unità negli anni scorsi è quello del grafico qui riportato e non sembra mostrare incrementi ciclici negli anni 2006, 2010 e 2014, quanto piuttosto una crescita a ridosso del passaggio al digitale terrestre.

In realtà l'influsso dei Mondiali sul mercato TV è tutt'altro che trascurabile. Se si analizzano, infatti, sempre dai dati GFK, le vendite del primo semestre (da gennaio a giugno) negli anni dei Mondiali (2006-2010-2014) rispetto al semestre dell’anno precedente, si vede come nel 2006 e nel 2010 ci sia stato un aumento sensibile delle vendite rispetto allo stesso semestre dell'anno precedente.

Nel 2014 l’incremento è stato invece trascurabile ma è pur vero che arrivavamo da anni di grande sostituzione dei TV (con il superamento della soglia degli 8 milioni di pezzi nel 2010). Ora che siamo un po’ più lontani da quei picchi, non sarebbe così sbagliato pensare a un incremento intorno al 50% delle vendite del primo semestre se l’Italia si qualificasse, rispetto ai corrispondenti numeri 2017. Sempre secondo i dati GFK, tra gennaio e giugno di quest’anno sono stati venduti quasi due milioni di TV (1.950mila per la precisione); lo “scherzetto” dell’eliminazione potrebbe costare al mercato italiano quasi un milione di TV in meno. Un milione di TV che, non essendo oggetto di sostituzione spontanea, andrebbero a infoltire le fila dei TV da adeguare per lo switch off del 2022.

Inoltre, come emerge da altri dati GFK, il prezzo medio nei semestre pre-Mondiali, malgrado le buone vendite, è sempre stato al ribasso, con una diminuzione del 15,5% nel 2006 rispetto al 2005, tanto per fare un modello: segno che la maggiore domanda, dato che era prevista, non ha portato a un incremento dei prezzi ma anzi a un fiorire di offerte speciali (i classici volantini “Mondiali”). Con l’Italia fuori dalla competizione, sicuramente le offerte "mondiali" non si vedranno.

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