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Come Woodstock senza Jimi Hendrix e Carlos Santana o – se preferite – come un All Star Game Nba senza LeBron James e Steph Curry. Provate a immaginare un Mondiale di calcio orfano di Cristiano Ronaldo e Lionel Messi. Fa male, malissimo, anche solo il pensiero. Eppure non è impossibile, anzi, quell’incubo potrebbe materializzarsi da qui a novembre.

Argentina e Portogallo sono tutt’altro che sicure della qualificazione a Russia 2018. E se i lusitani hanno il coltello dalla parte del manico (sono a -3 dalla Svizzera prima nel gruppo B, ma vincendo le ultime due, compreso lo scontro diretto in casa all’ultima giornata in cui basterebbe solo l’1-0, la scavalcherebbero in classifica e male che vada potrebbero affrontare ancora gli spareggi di novembre da testa di serie), l’Albiceleste si ritrova in piena crisi, alla ricerca di una nuova identità, assediata da dubbi e paure.

Il quinto posto attuale nel raggruppamento sudamericano garantirebbe alla Pulce e compagni un posto per lo spareggio contro la morbidissima Nuova Zelanda. Le due gare ancora da giocare (Perù ed Ecuador) aprono a ogni possibilità: qualificazione diretta (a Russia 2018 vanno di diritto le prime quattro) o clamorosa eliminazione. Il Perù, che farà il suo ingresso alla Bombonera di Buenos Aires all’1.30 della notte italiana tra il 5 e il 6 ottobre, occupa attualmente il quarto posto, con gli stessi punti dell’Argentina (24). Il Cile, che segue a -1, ospiterà l’Ecuador per poi andare a giocare in casa del Brasile già qualificato e matematicamente sicuro del primo posto.

La condizione è ingarbugliata. L’Argentina ha cambiato ct passando da Bauza a Sampaoli, con tutto ciò che questo comporta: un nuovo sistema di gioco complicato da digerire in pochi allenamenti e una lista di convocazione rivoluzionata per metà rispetto ad appena 7 mesi fa. I risultati latitano, i gol non arrivano. Nelle due partite finora disputate sotto la guida di Sampaoli l’Argentina ha pareggiato 0-0 con l’Uruguay e 1-1 col Venezuela. E Leo rischia seriamente di perdere quella che, a 31 anni, potrebbe essere l’ultima occasione della sua carriera per conquistare un titolo prestigioso con la nazionale maggiore.

Un Mondiale senza Messi e Cristiano Ronaldo sarebbe un disastro, e non solo per lo spettacolo. Stiamo parlando dei due calciatori che più di tutti muovono gli sponsor (30 milioni di euro all’anno i guadagni come testimonial del portoghese, 26 quelli dell’argentino, rispettivamente ottavo e undicesimo nella classifica degli sportivi più marketable del mondo redatta dalla London School of Marketing), volti principali delle due multinazionali che si contendono il primato nella fornitura di materiale tecnico calcistico: Adidas (sponsor della Pulga e fornitore ufficiale Fifa) e Nike (che veste il portoghese).

Un Mondiale senza Messi e Cristiano Ronaldo segnerebbe una clamorosa rottura con la storia attuale del calcio, dichiarando di fatto la fine di un duopolio calcistico decennale in cui i due si sono spartiti equamente tutti i Palloni d’Oro messi in palio (Messi è ancora avanti 5-4, ma il pareggio di Cristiano è solo da documentare con la cerimonia di consegna della prossima edizione). Se è vero, infatti, che i due sono stati in grado di portarsi a casa il premio anche senza aver vinto il Mondiale (Messi nel 2010 e Cristiano Ronaldo nel 2014), la mancata partecipazione all’evento calcistico più importante dell’anno dovrebbe escluderli a priori dal lotto dei papabili. A maggior ragione con il ritorno alla formula che vede la giuria di nuovo composta esclusivamente da esponenti della stampa internazionale.

Un Mondiale senza Messi e Cristiano Ronaldo è semplicemente inaccettabile. Per questo i due giocatori più forti del mondo devono vincere la loro sfida. Lo devono fare per i loro Paesi, che da loro si aspettano di essere trascinati, per gli appassionati di calcio di tutto il mondo, per il business del pallone e – infine – per loro stessi. Perché la mancata qualificazione resterebbe una macchia indistruttibile nelle loro impressionanti carriere.