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C. Pasquato a ISP: “Retrocessione Kryl’ja immeritata ma voglio rimanere in Russia”

C. Pasquato a ISP: “Retrocessione Kryl’ja immeritata ma voglio rimanere in Russia”

Al Kryl’ja Sovetov, nonostante il club di Samara sia retrocesso all’ultima giornata, Cristian Pasquato ha fatto bene al suo primo anno in Russia. I tifosi del club biancoazzurro hanno ribattezzato l’attaccante 27enne con l’appellativo di “talento italiano”, per le sue giocate, i suoi gol e i suoi assist. Pasquato ha realizzato 5 reti in 26 partite mettendosi al servizio della squadra. Per il calciatore di proprietà della Juventus, adesso si ipotizza un ritorno in Italia anche se il calciatore di Padova vorrebbe rimanere in Russia come conferma ai microfoni di Itasportpress.it.

KRYL’JA – “Dopo un inizio difficile dal punto di vista personale, visto che sono andato a Samara senza la mia famiglia, le cose sono andate sempre meglio nei mesi seguenti riuscendomi ad ambientare in un paese completamente diverso dall’Italia. Ma nonostante il clima rigido e in alcuni casi polare con campi ghiacciati e spesso ricoperti totalmente dalla neve, ho trovato la mia giusta dimensione in Prem’er Liga. Da novembre ho avuto più spazio e sono riuscito a dare un contributo più importante alla squadra realizzando cinque reti e confezionando ben nove assist. La retrocessione del club è stata una mazzata terribile, ma per me è del tutto immeritata perchè abbiamo giocato partite importanti battendo anche i campioni di Russia dello Spartak. Forse ci è mancata la continuità e un pizzico di buonasorte. Magari in qualche frangente abbiamo pagato più del dovuto i nostri errori, ma certamente non meritavamo affatto di retrocedere. A Samara ho lasciato una parte del mio cuore e mi sarebbe piaciuto continuare a giocare in Prem’er Liga. Dal punto di vista della lingua è stata durissima, ma qualche parola sono riuscito ad impararla tipo “Доброе утро” e “хорошо”, il primo è il nostro “buongiorno”, e poi la seconda parola vuol dire “bene”, tipica risposta di quando si chiede come stai. Con la squadra ho avuto un ottimo feeling e tra l’altro si parlava anche in italiano con Gianni Bruno e Gaetano Petrelli, compagno di squadra il primo e preparatore dei portieri il secondo. Insomma una esperienza fantastica finita male dal punto di vista sportivo. Peccato”.

JUVENTUS – “Il mio cartellino è ancora di proprietà della Juventus. Il club bianconero però rappresenta un treno perso visto che ho sbagliato a chiedere il trasferimento dopo un precampionato alla grande con Antonio Conte in panchina nel 2008. In estate ero la prima alternativa ai titolari, ma poi arrivarono tre esterni d’attacco durante il calciomercato e chiesi la cessione che si concretizzò proprio nell’ultimo giorno della campagna trasferimenti. A 20 anni certi errori si fanno e anzichè rimanere a Torino e crescere sotto le ali di Pirlo e Del Piero preferì spostarmi a Lecce dove le cose non sono andate bene perchè in Puglia non c’era un serio progetto tecnico. Poi un’altra scelta sbagliata fu il passaggio al Torino. Purtroppo feci molta panchina e andai via subito. Col senno di poi, aver lasciato la Juve troppo presto dopo essere riuscito a conquistare in estate la stima di Conte, fu un grave errore che mi ha penalizzato parecchio e condizionato tutta la carriera. I treni passano una sola volta nella vita e io non sono riuscito a salire sulla carrozza della “Vecchia Signora” del calcio”.