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Italia fuori dai mondiali? Non sarà l'catastrofe ma ci costerà 10 miliardi

La partecipazione della Nazionale italiana ai Mondiali di calcio di Russia 2018 è tutta una questione di numeri. Ancora prima del fischio di inizio, il prossimo 14 giugno, ci sono da fare calcoli precisi: gli azzurri devono infatti assicurarsi almeno 6 punti nelle prossime 3 partite per essere sicuri del secondo posto nel proprio girone e per rimanere tra le teste di serie degli spareggi determinate dal ranking Fifa. Insomma, per provare a qualificarsi. E dopo la sconfitta contro la Spagna al Bernabeu, non si possono fare passi falsi. A partire già da oggi nello scontro con Israele. In gioco c'è la partecipazione della Nazionale ai Mondiali e una serie, non indifferente, di ricadute, economiche e di immagine che si aggirano sui 10 miliardi di euro.

Un Mondiale di calcio non è infatti solo un evento sportivo, ma una sorta di Expo per il Paese che vi partecipa. «Il calcio nel nostro Paese è un'eccellenza come la moda e il cibo - spiega Mariano Bella direttore Ufficio studi di Confcommercio -: non partecipare al Mondiale avrebbe delle pesanti ricadute in termini di immagine che potrebbero andare a pesare sulle nostre imprese e sull'export, impattando così sul clima di fiducia». Guardando al passato, infatti, sembra che le sfide Mondiali abbiano conseguenze addirittura sul Pil e in generale sulle dinamiche economiche di un Paese. Ad modello, i dati negli anni successivi alle vittorie di Spagna '82 e Germania '06 sembrano confermarlo: nel 1983 il Pil è passato all'1,4% rispetto al +0,7 del 1982. Nel 2007 la crescita fu dell'1,9%. L'anno successivo alla vittoria degli azzurri nel campionato mondiale di calcio del 2006 in Germania, l'economia nazionale era cresciuta in modo sostenuto con un aumento record del 4,1% del Pil a valori correnti. Un effetto che ha valorizzato le vendite nazionali all'estero, soprattutto del made in Italy nel mondo. Basti pensare a tutto il business che muove un Mondiale: dai nuovi dispositivi tv acquistati nell'anno dei campionati, passando per la ristorazione, (per chi vede la partita in compagnia e consuma o chi organizza gruppi d'ascolto per seguire il match), fino ad giungere al mercato dei diritti tv e pubblicitario, forte di un'audience che raramente raggiunge simili livelli.

A questi elementi si somma poi tutto un indotto fatto di viaggi, turismo, merchandising. Insomma, si potrebbe dire che il Calcio fa girare l'economia. Quindi un flop di mister Ventura e compagni (un quasi unicum visto che l'ultima e unica eliminazione risale al 1958) potrebbe costare caro all'Italia proprio in un momento in cui, da più parti, si rivedono al rialzo le stime sul Pil: l'ultima è stata Moody's con una previsione 2018 del +1,3%. Secondo alcuni calcoli, la vittoria ai Mondiali varrebbe tra i 15 e i 18 miliardi. Ma non parteciparvi metterebbe a azzardo almeno 10 miliardi di mancati incassi Paese tra diritti Tv, pubblicità (4 miliardi potenziali), mancate vendite (quindi consumi) a 360 gradi.

A credere nell'influenza positiva della coppa del mondo sono anche le banche d'affari come Goldman Sachs che in un report ha ricordato come nel luglio del 1982, e in quello del 2006 (il mese dei trionfi), Piazza Affari ha garantito ritorni del 3% mese su mese. Ebbene, la squadra vincitrice regala effettivamente al suo listino nazionale una sovraperformance del 3,5% sugli altri mercati, ma l'euforia dura solo un mese e poi si assesta. Un beneficio analogo (+2,7%) lo otterrebbe anche la nazione ospitante; di contro, per gli sconfitti il trauma collettivo pesa per un -2% sugli scambi. Insomma, se l'Italia non si qualifica non sarà «l'Apocalisse» come dichiarato ieri dal presidente delle Figc Carlo Tavecchio. Ma non c'è da star tranquilli nemmeno in Borsa dove l'Orso è in agguato.