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L'Italia di Tortu ritorna a Pietro e Sara

Con le varici del tempo stasera cammineremo nella foresta verde berlinese con la stessa ansia di quarant'anni fa nel freddo dello stadio Rosicky, vicino a Mala Strana nella bella Praga. Quelli erano i giorni di Pietro Mennea, oggi potrebbero essere quelli di Filippo Tortu nella finale dei 100 metri che si correrà alle 21.50. Oggi come allora, magari fosse così, dicono sempre i vecchi, vivremo con passione questo europeo di atletica che assomiglia un po' a quello vissuto quarant'anni fa quando ancora la Cecoslovacchia era unita. Adesso ci affidiamo ai garretti del ragazzo brianzolo allenato dal padre e ad Elena Vallortigara, saltatrice in alto, come in quel 1978 quando le speranze di un mondo che cambiava in fretta, anche nell'atletica italiana, eravamo stregati dal talento di fratello Pietro e sorella Sara Simeoni.

Mondi ed atmosfere diverse, Mennea e Simeoni si preparavano al trionfo europeo, ma già pensavano alla gloria olimpica, poi raggiunta due anni dopo a Mosca. Pietro era diverso in tutto da Filippo Tortu, nei garretti aveva già primati che poi divennero il mondiale dei 200 nell'altura messicana. Sara eguagliò a Praga, con un salto sopra i 2 metri e 01, il suo record mondiale di Brescia all'inizio di agosto di quel benedetto 1978. Campionessa straordinaria superata quest'anno dal 2.02 di Elena Vallortigara saltatrice di Schio che aveva cominciato alla grande, come Sara, fra le giovanili.

Anche allora la spedizione europea non aveva tante speranze di successo, ma fratello Pietro con la sua doppietta 100-200 e sorella Sara, con la straordinaria vittoria sulla rivale storica Rosemarie Ackermann, resero felice quella spedizione anche perché dalla tormentata scuola di mezzofondo uscì a sorpresa Venanzio Ortis, oro dei 5000, argento nei 10 chilometri. Ora aspettarsi da Tortu e Vallortigara lo stesso brivido di quelle giornate praghesi al ponte Carlo sembra esagerato. Mennea distrusse i rivali tedeschi, ancora divisi. La Simeoni fu strepitosa ma era già sul tetto del mondo.

Per Tortu il campo gara è davvero difficile. C'è un inglese, Hughes, che sembra andare più forte di lui appena sceso sotto il muro dei 10 togliendo il primato proprio a Mennea, e poi ci sarebbe il francese Vicaut. Vedremo in pista se l'origine è davvero la meta di questo velocista che ricorda più Berruti del trappista di Barletta, anche se siamo tutti convinti che il suo vero territorio potrebbero essere proprio i 200 metri del Livio campione olimpico a Roma 1960, anche se il padre Salvino ha deciso che per questa stagione i 100 bastano ed avanzano.

Elena Vallortigara, seconda di sempre in Italia dietro alla Di Martino meraviglia della specialità per asticelle che sembravano il K2, lei così bassa di statura, ha una montagna anche più alta da scalare perché la sua avversaria, la russa Lasickene Kucina, che sarà in campo senza bandiera, per la sospensione dei russi, è una spada che ha infilzato le sue avversarie in 46 delle ultime 47 gare.

Da Tortu e dalla saltatrice di Schio ci aspettiamo medaglie, non l'oro, con la certezza che non ci deluderanno anche se tutte queste pressioni sono veleno per campioni che ancora devono esplorare il territorio dove crescono le spighe dorate. Per l'atletica italiana invece è l'europeo da non sbagliare dopo aver messo a posto tante cose, valorizzando il decentramento tecnico così distante dal convento benedettino di Formia, ma Elio Locatelli, che ai tempi di Mennea e Simoeni era uno dei fedeli e coltissimi pretoriani del professor Vittori, è una garanzia così come Baldini può garantire per la nuova generazione che deve cercare il massimo dei finalisti nell'arena dei miti Owens e Bolt, delle Olimpiadi di calcio del professor Frossi, dei Mondiali di Lippi. Ci aspettiamo dalla spedizione italiana qualche cosa di meglio delle 5 medaglie di Praga 1978, perché il vero successo sarà portare in finale più di 20 atleti, questo vorrebbe dire che la nostra atletica ha ritrovato almeno una parte di se stessa.