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Il Settebello fa tremare la Serbia, ma non basta

Ruza (Russia) - Ma la Serbia qual era? Quella che va sotto 0-4 nei primi 7’03” o quella che recupera impattando e sorpassando? L’Italia è la prima: quella che va in fuga, lasciando annichiliti i campioni di tutto – olimpici, mondiali, europei e di World League - è quella che ha un Figlioli che gioca carico e concentrato come forse mai in carriera (e la chiusura con la Pro Recco probabilmente pesa, in termini di carica), un Di Fulvio lucido e ricco di fantasia e giocate, un Del Lungo che spesso – in due o tre occasioni in modo clamoroso, uomo solo in controfuga e tiro a botta sicura neutralizzato – sbarra la porta ai serbi. E ancora, su un livello medio molto alto, Gallo reattivo, Gitto sul pezzo, Aicardi furibondo lottatore un po’ calato alla distanza.

L’Italia è l’Italia ma, nella finale della World League di pallanuoto, recita spesso da Serbia. Ne subisce, appunto, il ritorno di mestiere, mezzi individuali e anche cattiveria agonistica. La Serbia, superato lo choc iniziale, si porta due volte in doppio vantaggio (5-7 e 6-8) lasciando l’Italia per 13’19” all’asciutto. Ma il Settebello-bello davvero non molla mai, non esce mai dalla partita. Infila un break di tre gol consecutivi nel quarto tempo fino al 9-8 prima di cedere di misura: subisce il gol decisivo di Dusko Pijetlovic, anche lui recchelino uscente, micidiale nello smarcamento in superiorità, a 5’55”, ma agli azzurri viene impedito dagli arbitri di rientrare in possesso di palla per l’ultima chance a pochi secondi dalla fine.

L’Italia porta a termine la missione che Campagna aveva assegnato alla vigilia di questa Super Final da cui esce con un meritatissimo argento (il quarto podio nella storia della manifestazione): completare il gap con Serbia e Croazia, le due big che l’avevano guardata dall’alto sul podio di Rio. E molto merito, va dato atto, è del ct azzurro che, non lasciando mai bloccati i tredici, ottiene dalla girandola forzata dalla concorrenza un distillato di impegno e rendimento massimale.

Nel girone la Serbia aveva quasi doppiato l’Italia (13-7), ieri è stata tutt’altra musica. Anche se, certamente, si può migliorare: molto bene nel nuoto, meglio rispetto a un anno fa a Rio i movimenti sul fronte offensivo. La Serbia invece è stata micidiale, a parte le battute iniziali, a uomo in più e, dunque, sull’inferiorità numerica c’è da lavorare. Alla fine del torneo Campagna è soddisfatto: «Era da Londra 2012 che non facevamo una partita di questa portata contro la Serbia. Con loro per vincere devi dare il 100%, oggi siamo arrivati all’85%. Abbiamo 4 settimane, da qui ai Mondiali di Budapest, per completare il gap». Le altre finali. Terzo posto: Croazia-Stati Uniti 10-4, 5° posto: Russia-Kazakistan 11-4, 7° posto: Australia-Giappone 11-4.