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Anche Putin ha il problema delle pensioni, russi preoccupati di morire lavorando

La riforma delle pensioni in Russia fa infuriare la popolazione contro il presidente Vladimir Putin. Inevitabile l'innalzamento dell'età pensionabile, ma qui c'è un problema in più con cui fare i conti.

Non solo le sanzioni USA-UE e il capitolo petrolio. Vladimir Putin ha qualche grana anche sul fronte intimo e del tutto simile a quella che in questi anni si stanno trovando ad affrontare diversi governi occidentali: le pensioni. Mentre la Russia celebrava l’apertura dei mondiali di calcio a Mosca, il governo del premier Dmitri Medvedev innalzava l’età pensionabile da 60 a 65 anni per gli uomini e da 55 ai 63 anni per le donne, pur gradualmente ed entro il 2030, qualche anno in più per le seconde. Stando ai sondaggi, il 90% dei russi sarebbe contrario alla riforma e gli indici di popolarità per il presidente risulterebbero così crollati dall’80% al 64% in un paio di mesi, scendendo ai minimi da oltre 4 anni. E Russia Unita, il partito della maggioranza alla Duma e unico ad avere sostenuto la riforma, avrebbe visto sprofondare il consenso di 16 punti percentuali. A fine luglio, si è tenuta una manifestazione di protesta organizzata dai comunisti, che hanno radunato in piazza 12.000 persone nella capitale, non poche per i canoni russi.

Chiaramente, le opposizioni ne approfittano. Sia i comunisti che i i nazionalisti stanno scandendo slogan contro quella che forse risulta essere la legge più impopolare dell’era Putin. In oltre 18 anni al potere, il presidente ha sempre evitato di affrontare il capitolo spinoso del sistema previdenziale, ma a detta delle statistiche, il problema non sarebbe più rinviabile. A legislazione vigente, entro il 2030 vi sarebbero 5 milioni e mezzo di lavoratori in meno, ovvero la massa dei contributi per pagare le pensioni si ridurrebbe ulteriormente, quando già oggi copre appena il 60% del necessario dell’ente previdenziale, con lo stato costretto a finanziare il resto, attingendo alla fiscalità generale. Al contempo, entro il 2036 vi sarà il doppio dei pensionati rispetto al numero dei lavoratori.

Insomma, il sistema pensionistico russo risulta scassato, sebbene così non sembri rispetto ai numeri che siamo abituati a leggere in Italia e nel resto del Vecchio Continente. Stando all’OCSE, nel triennio 2013-2015, se in Italia la spesa per le pensioni superava mediamente il 15% del pil, in Russia si è attestata appena al 9,1%. Tuttavia, essa è attesa in salita al 12,4% entro il 2050, mentre da noi in lieve discesa. Putin ha ammesso che non gode di alcun piacere ad aumentare l’età pensionabile, ma che non ha alternative. La riforma piace parecchio al suo ex ministro delle Finanze, Aleksey Kudrin, un conservatore fiscale che adesso potrebbe tornare al governo dopo 7 anni, avendolo lasciato per la sua opposizione all’incremento della spesa militare. Del resto, l’attuale età pensionabile fu fissata nei lontani anni Trenta, quando a capo dell’allora Unione Sovietica vi era ancora Stalin.

Prima la pensione o l’oltretomba?

Qual è il problema? A neppure uno chiaramente rallegra la prospettiva di dovere lavorare più a lungo, né in Russia e né in qualsiasi altro stato al mondo. Tuttavia, in Russia esiste un problema demografico a noi (per fortuna) sconosciuto: la bassa aspettativa di vita. Secondo i dati delle Nazioni Unite, mediamente un uomo vive poco meno di 67 anni e una donna 77 anni. In media, un cittadino russo, quindi, vivrebbe 72 anni, quasi 15 in meno di un italiano. Il quotidiano Vedomosti calcola che il 60% dei ventenni di oggi non arriverebbe a prendere la pensione, morendo prima. In alcune regioni orientali, l’aspettativa di vita risulta persino più bassa. L’OCSE ha sottolineato come la Russia stia molto indietro alla gran parte delle economie sviluppate in termini di longevità, avendo compiuto scarsi progressi negli ultimi decenni, perlopiù a causa del trauma subito con la caduta dell’Unione Sovietica.

Tuttavia, il ministro della Salute, Olga Tkacheva, sostiene che il governo punta ad attuare un piano per il miglioramento delle condizioni di salute della popolazione e ritiene che la vita media al 2030 si allungherà a quasi 76 anni per gli uomini e a poco meno di 84 anni per le donne. Sarà, ma oggi come oggi i dati non autorizzano al facile ottimismo e davvero a molti sembra che sia più facile in futuro morire prima di avere percepito il primo assegno pensionistico. Non sarà divorzio tra Putin e russi, almeno non su questo tema, ma certo che per la prima volta da quando ha messo piede al Cremlino dal capodanno del 2000, il presidente viene percepito come il responsabile di una legge non di tutela per gli interessi del popolo. Anche Mosca ha la sua Fornero.

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