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Sciopero giornalisti Rai, senza Mondiali di Russia e incubo ripescaggio dell’Italia

Sciopero giornalisti Rai, senza Mondiali di Russia e incubo ripescaggio dell’Italia

Rai senza sport. Addio ai Mondiali di Russia, giornalisti in astensione dal lavoro e la beffa per Viale Mazzini arriverebbe con l'eventuale, non impossibile, ripescaggio dell'Italia.

La Rai dei flop si difende dalle accuse della stampa su un presunto crollo degli ascolti nel 2017 e in una nota l’azienda ha segnalato come l’audience, al contrario, sarebbe aumentato da settembre a dicembre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre nell’intatto anno sarebbe rimasto in linea con il 2016, quando sono andati in onda gli europei di calcio e le Olimpiadi. Ma i numeri elaborati dall’istituto Frasi e pubblicati da Il Fatto Quotidiano raccontano una verità diversa: -410.000 telespettatori al giorno in media per le prime tre reti rispetto all’anno precedente per il prime time, quando i pubblicitari pagano di più, e -124.000 nell’intera giornata. Il calo più marcato in prima serata lo avrebbe subito Rai 2 con 188.000 telespettatori in meno. (Leggi anche: Disastro Rai, un flop dopo l’altro: e senza azzurri, ascolti e introiti a azzardo)

La stagione autunnale è stata segnata da diversi flop, dagli ascolti colati a picco domenica pomeriggio con la striscia delle sorelle Parodi al posto dell’Arena di Massimo Giletti, alla disillusione per Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio, spostato da Rai Tre a Rai Uno e fresco di rinnovo contrattuale per 4 anni a cifre milionarie, passando per l’addio di Milena Gabanelli a Rai Tre. Ma brucia, in particolare, la perdita dei diritti TV per i Mondiali di Calcio in Russia di quest’anno, vinti da Mediaset per 78 milioni di euro, meno della metà dei 180 milioni spesi da Viale Mazzini per ciascuna delle passate due edizioni. E con la differenza che la TV pubblica ha mandato in onda solamente le gare più importante di ogni girone, mentre Cologno Monzese le trasmetterà tutte e 64.

Sciopero giornalisti sportivi Rai

Certo, lo storico passaggio del testimone dalla TV di stato a quella commerciale è stato possibile forse solo per l’esclusione clamorosa della Nazionale azzurra, evento che non si verificava dal 1958, ovvero non era mai accaduto in tempi di concorrenza tra reti pubbliche e private. Senza l’Italia, è evidente che il pacchetto valga molto meno per il pubblico tricolore e Mediaset ne ha giustamente approfittato. Non l’hanno presa bene i giornalisti sportivi della Rai, che già da anni non commentano più le gare di Formula Uno e che dall’anno prossimo trasmetteranno semplicemente la partita di Champions League del mercoledì, essendo stati vinti i diritti da Sky.

Insomma, a Viale Mazzini non sta restando nulla e così per domani è stato indetto uno astensione dal lavoro dei giornalisti sportivi, che mette a repentaglio il match Juventus-Torino di Coppa Italia, il quale molto probabilmente andrà in onda senza telecronaca. Ennesima bruttura di un’azienda, che pure per il terzo anno riscuoterà nel 2018 il canone in bolletta e che incassa centinaia di milioni anche dalla raccolta pubblicitaria. Ma la rabbia si trasformerebbe in incubo, se davvero dovesse avverarsi il sogno di un ripescaggio dell’Italia per i Mondiali di Russia. A quel punto, Mediaset avrebbe speso quattro soldi per comprarsi un pacchetto, che ne varrebbe forse il triplo. (Leggi anche: Diritti TV Mondiali Calcio a Mediaset, ripescaggio Italia?)

Iran a azzardo esclusione dai Mondiali di Russia?

Direte, storia già sentita. Prima ci abbiamo sperato con il Perù, entrato in contrasto con la FIFA per la proposta di legge che avrebbe posto sotto il controllo del governo la federazione nazionale. Caso analogo nelle scorse settimane con la Spagna, rea di avere minato all’autonomia della sua federazione, esautorandone il presidente, arrestato in estate per corruzione. Adesso, la speranza si riaccende per gli azzurri per un evento tragico in corso e i cui sviluppi potrebbero portare all’esclusione dell’Iran. Da sabato scorso, 450 manifestanti sono stati arrestati e 9 uccisi, tra cui un bimbo di 11 anni, rei di avere protestato contro la repubblica islamica degli ayatollah, chiedendo riforme più veloci, libertà politiche, sociali e migliori condizioni di vita contro un’economia stagnante da anni.

L’Iran è una delle 32 nazionali qualificatesi per i Mondiali di Russia 2018. Nel 2005, quando l’allora presidente Ahmadinejad sostenne che l’Olocausto ai danni di 6 milioni di ebrei fosse un’invenzione e che Israele andasse cancellato dalle cartine geografiche, i Verdi in Germania chiesero alla FIFA di escludere Teheran dai mondiali che si sarebbero tenuti l’anno seguente e che hanno visto, poi, vincere proprio l’Italia. La Federazione Internazionale rispose picche, sostenendo che, aldilà delle espressioni ripugnanti, politica e sport non vanno mescolati. Stavolta, però, è diverso. Se le proteste degenerassero, saremmo dinnanzi a un regime repressivo, peraltro, già alle corde con l’Arabia Saudita e gli USA sui vari conflitti locali e il proprio sostegno agli Hezbollah in Libano e i ribelli Houthi nello Yemen, nonché per la sua corsa al nucleare, nonostante la “pax” siglata alla fine del 2015 sotto l’amministrazione Obama. Insomma, il azzardo sarebbe di portare a Mosca tensioni tra stati e persino interne, che farebbero venire meno il clima disteso e giocoso, che per questi appuntamenti si richiede.

Quante sono le probabilità che l’Iran decida di ritirare autonomamente la nazionale di calcio dai mondiali o che la sua partecipazione venga annullata per via di una possibile escalation dello scontro di piazza intimo? Molto più verosimile il primo scenario, anche se le chances sarebbero ancora basse; aumenterebbero nelle prossime settimane, nel caso in cui Riad e Washington s’insinuassero nel conflitto tra regime e oppositori, ad oggi apparentemente spontanei e senza guida. E tornando alla Rai, sarebbe davvero una iattura, aldilà del nostro auspicio che nulla di grave accada a Teheran, se oltre al danno scoprisse di avere subito persino la beffa di una rinuncia a diritti TV dal valore nettamente superiore con l’eventuale ripescaggio dell’Italia. A stappare bottiglie di champagne sarebbe, invece, Piersilvio Berlusconi, che dopo essere riuscito a sottrarre Mediaset dal mirino dei francesi di Vivendi, pur dovendo fare a meno della Champions League dalla prossima stagione, adesso tra le mani avrebbe per pochi spiccioli un grosso premio di consolazione. (Leggi anche: Milan, addio Donnarumma e ipotesi ritorno di Silvio)

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