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Olivier Berggruen: “Quando Picasso si innamorò dei Balletti Russi”

che si apre a Roma il 20 settembre alle Scuderie del Quirinale e a Palazzo Barberini. «È il centesimo anniversario del viaggio di Picasso a Roma e Napoli - spiega - con Cocteau e Diaghilev. Picasso aveva 35 anni e aveva perso inaspettatamente una donna amata, Eva Gouel: cittadino spagnolo, non aveva obblighi militari; perciò decise di sfuggire all’atmosfera pesante di Parigi durante la guerra».  

«Perché è enorme! Misura 17 metri e Palazzo Barberini ha uno spazio magnifico, la Sala Pietro da Cortona, ed è a pochi passi dalle Scuderie del Quirinale dove è ospitata la mostra principale. Ho pensato che sarebbe stato bello il contrasto tra il sipario ampio, molto teatrale di Picasso e lo stretto soffitto del XVII secolo del pittore romano Pietro da Cortona». 

«Sì, enormemente. Lavorare a un allestimento teatrale gli diede l’opportunità di sviluppare alcune delle sue idee cubiste, come la nozione di costruzione e assemblaggio. Utilizzò le texture e le superfici delle sue composizioni cubiste per ridefinire lo spazio, compreso lo spazio di una produzione teatrale. Il Cubismo divenne aperto - non solo uno stile, ma uno strumento prezioso per articolare e riunire vari elementi all’intimo di un singolo schema, come ad modello un dipinto o una scenografia». 

«Sì. Picasso amava l’ambiente dei Balletti Russi, e ha ritratto anche altre ballerine della compagnia, come Lydia Lopokova, che alcuni anni dopo sposò l’economista John Maynard Keynes. Picasso corteggiò Olga a Roma e un anno dopo si sposarono a Parigi. Fu influenzato dalla traiettoria delle linee della danza, dal movimento dei ballerini nello spazio e forse le linee fluide di alcuni dei suoi disegni dei primi Anni 20 riflettono questa adiacenza e il suo amore per il mondo del balletto». 

(1925) dalla Tate Gallery, che segna simbolicamente l’addio di Picasso al mondo della danza. Abbiamo anche moltissimi disegni e un’affascinante e fin qui ignota corrispondenza del 1917 tra Picasso e i suoi amici, ora nella collezione del Metropolitan Museum di New York. Il catalogo sarà pubblicato da Skira». alla Schirn Kunsthalle di Francoforte e sono rimasto colpito da due cose. Innanzitutto quanto fossero originali le opere di Picasso tra il 1917 e il 1925; poi quanto fosse importante il suo lavoro di scenografo: influiva sullo svolgimento delle storie, l’allestimento e la concezione del palcoscenico. Tutti gli elementi del palco portano la sua impronta di raffinata eleganza e semplicità all’intimo del canone modernista». 

«Da mio padre, Heinz Berggruen, che non è stato solo un collezionista delle opere di Picasso ma ha anche lavorato a stretto contatto con lui negli Anni 50 e 60 come editore. Picasso e mio padre hanno creato insieme una serie di libri illustrati. C’era una ricchezza incomparabile nei dipinti e nelle sculture di Picasso che erano nella nostra casa di Parigi. Mio fratello Nicolas e io siamo stati molto fortunati a crescere circondati da grandi opere, che riflettevano la purezza della visione di nostro padre».