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Gli investimenti esteri in Italia crescono del 50 per cento. Quelli mondiali tornano ai livelli pre-crisi

Gli investimenti esteri in Italia sono cresciuti nel 2016 del 50 per cento, raggiungendo i 29 miliardi di dollari. Il paese ha così conquistato cinque posizioni nella classifica mondiale (è 13esimo), che vede al primo posto gli Stati Uniti con 391 miliardi ricevuti solo lo scorso anno. La ripresa del nostro paese è confermata da un +35 per cento di nuovi progetti di investimento, per un complessivo di 181, valore massimo dalla crisi del 2007. 

Il dato assume rilievo soprattutto se si considera che nell’ultimo anno tra i paesi dell’Ue solo la Spagna ha registrato una crescita dei flussi (+33%), mentre Francia (-8%), Regno Unito (-12%) e Germania (-59%) hanno registrato cali. I numeri sono stati diffusi nel corso del forum «Invest in Italy», organizzato dall’Ice, che ha il compito affidato dal ministero dello Sviluppo di coordinare gli investimenti diretti esteri nel nostro paese. 

Gli investimenti diretti delle economie avanzate sono tornati vicini al massimo storico del 2007, con un totale di 1.764 miliardi di dollari, un dato superiore alle aspettative soprattutto per i flussi destinati ai paesi sviluppati. Gli Stati Uniti si confermano il primo paese investitore all’estero, con 299 miliardi di dollari nel 2016, seguito dalla Cina con 183 miliardi e dai Paesi Bassi con 174 miliardi. In Europa invece i flussi in uscita registrano una contrazione di oltre il 20 per cento, a causa degli andamenti negativi di Irlanda, Germania e dei paesi non dell’Ue. 

Il 25 per cento di tutti gli investimenti mondiali sono destinati agli Stati Uniti (lo stock 2016 è pari a 6.391 miliardi). Il 43 per cento totale invece va a Stati Uniti, Hong Kong, Cina, Regno Unito e Singapore. Al 18esimo posto della lista c’è l’Italia, che ha una quota di mercato dell’1,3 per cento: è di 346 miliardi di dollari lo stock di investimenti ricevuti ne 2016. 

Se si guarda invece ai flussi dello scorso anno - e non agli investimenti complessivi, lo stock appunto - dopo gli Stati Uniti segue il Regno Unito con un aumento del 669 per cento degli investimenti in entrata. Il 2016 è l’anno della Brexit, ma il dato non deve ingannare: gli investimenti arrivati derivano in gran parte da tre importanti operazioni finanziarie, che erano state pensate prima del referendum sull’uscita dall’Ue. Un buon dato riguarda poi la Russia, che ha visto gli investimenti crescere del 218 per cento. L’Italia ha una crescita del 50 per cento, la più importante in Ue dopo quella del Belgio. 

Tra i grandi investitori, ancora una volta al primo posto ci sono gli Stati Uniti con uno stock nel 2016 da 6.384 miliardi, poi Hong Kong, Regno Unito, Giappone e Germania. L’Italia è al 14esimo posto con 460 miliardi di dollari di investimenti. Per i flussi del 2016 inoltre dopo gli Stati Uniti c’è la Cina, con una crescita del 44 per cento. I numeri di questo paese però saranno sicuramente in crescita nei prossimi anni, visto che la Cina ha promosso un programma di cinque anni di investimenti pari a 1.600 miliardi, in pratica tutto il Pil italiano. Il nostro paese è al 17esimo posto con 23 miliardi di investimenti, il +12 per cento, una buona crescita ma non sufficiente: la Germania infatti nonostante il -63% investe 35 miliardi e la Spagna 42 (nonostante il -6%). 

«Il nostro paese guadagna delle posizioni, ma c’è ancora molto da fare», spiega Michele Scannavini, presidente dell’agenzia Ice. Se si guarda infatti alla quota di investimenti italiani in uscita rispetto al Pil, il paese è fermo al 24,9 per cento, contro il 51% della Francia, il 54% del Regno Unito, il 41% della Spagna e il 39% della Germania. Stesso discorso per gli investimenti in entrata, sempre inferiori alla quota dei paesi europei. 

In generale comunque il paese investe di più all’estero di quanto riceva: gli investimenti in entrata nel 2016 sono stati pari a 346 miliardi, contro i 460 miliardi in uscita. «C’è l’idea che siamo un paese di conquiste, ma la realtà dei numeri è ben diversa», aggiunge Scannavini. Bastano però anche poche importanti operazioni finanziarie per portare i numeri in pareggio. Gli investimenti italiani comunque sono lontani ancora da quelli del 2007: quelli in uscita erano pari a 60 miliardi, oggi invece siamo ancora alla metà di questa somma.