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L'anno zero nella storia dell'Italia

Un bacio al pallone, poi un altro e un altro ancora, prima che l’arbitro Lahoz lo lasciasse battere l’ultimo corner. Abbiamo baciato tutti quanti quel pallone insieme ad Alessandro Florenzi, sperando in un miracolo che scacciasse via un incubo che diventava sempre più reale e vivido, come quando vai al cinema a vedere un film Horror che ti tiene sveglio per tutta la notte ad immaginare sagome nel buio. L’Italia non ha però nemmeno immaginato lo spettro dell’eliminazione contro la modesta Svezia, sia per l’enorme divario tecnico che per la nostra storia, che ci ha visti non qualificati solo una volta, all’edizione di Svezia 1958, ironia della sorte. Ma il calcio non è una favola, gli azzurri sono fuori da Russia 2018 ed a mente lucida, è più che giusto chiedersi di chi sia la colpa.

Una colpa che inizia al punto più alto del sistema calcio italiano, che vede al suo vertice Carlo Tavecchio da ormai 3 anni, anche troppi se ci si ricorda di Opti Pobà che “prima mangiava le banane ed ora è titolare nella Lazio”. Tralasciando l’inutilità della battuta e l’ignoranza di una piccola persona che ha portato ben poco al movimento, per il dopo-Conte, allenatore di caratura internazionale, capace di spingere l’Italia fino ai quarti di finale di Euro 2016 con una rosa forse tra quelle di minor qualità del post-2006, Tavecchio annunciò orgogliosamente Gian Piero Ventura, definendolo “un maestro di calcio, con una smisurata esperienza nella formazione del settore giovanile” che però non doveva allenare l’Italia U-21 ma la Nazionale. Dichiarazioni che fanno il pari con l’annuncio, tre mesi or sono, del rinnovo fino al 2020 del contratto di Ventura che, di offerte per altre panchine, ne aveva ricevute meno dei gol fatti alla Svezia. Tavecchio è responsabile non solo per la scelta errata di un CT senza una briciola di esperienza internazionale e certamente non noto per le sue capacità di motivatore, ma anche di non aver tentato di convincere le società a valorizzare i (tanti) talenti che escono ogni giorno nei nostri campionati e che sono costretti spesso a vedere la partita dalla panchina: basti pensare a Federico Bernardeschi, giocatore che altre Nazionali possono e devono invidiarci ma che nella Juventus ha totalizzato in media 25′ a partita. La lamentela razzista su Opti Pobà è rimasta quindi una semplice dimostrazione di ignoranza da parte di un uomo che ha saputo solo fare proclami in questi tre anni e che ha consegnato il calcio italiano e l’Italia al suo punto più basso, 60 anni dopo.

Tuttavia, per quanto si possa descrivere Gian Piero Ventura come la vittima di un errore commesso dal punto più alto della nostra Federazione, ritenerlo esente di colpe significa avere una conoscenza calcistica più che povera, perché gli errori del CT sono in lista molto più grandi di quelli commessi da Tavecchio (che si salva esclusivamente perché fa ben poco oltre che parlare). A cominciare da quella sciagurata notte del Bernabeu, ovvero la genesi del caos e del fallimento, in cui Ventura ebbe la brillante idea di giocare con il 4-2-4 contro i migliori palleggiatori al mondo, che quel giorno segnarono 3 gol con Isco centravanti ed altri 5 centrocampisti oltre lui. Il campanello d’allarme era suonato nella testa di tutti, meno che in quella del CT che, dopo aver definito la Spagna meno umana della sua squadra, come farebbe l’allenatore di una piccola squadra di Lega Pro alla sua prima volta al Bernabeu, ha continuato imperterrito per la sua strada, con un modulo scellerato che ci fece soffrire non poco contro il men che modesto Israele.

Mentre però è ammissibile finire secondi dietro una Spagna che viaggia effettivamente ad una velocità superiore, lo è molto di meno, per un maestro di calcio, presentarsi in Svezia con un 3-5-2 super-abbottonato, con Immobile e Belotti (claudicante dopo l’infortunio) che continuano a pestarsi i piedi, Darmian adattato a sinistra e senza la vivacità dei tanti esterni offensivi che questa squadra possiede e che, con un 3-5-2, non ha nemmeno senso convocarli. La perseveranza con cui Ventura ha riconfermato un modulo che tagliava fuori dai giochi difatti tutti gli attaccanti è stata però molto più che diabolica, soprattutto alla luce di una partita da dover recuperare ad ogni costo. Presentarsi in Spagna con 4 attaccanti e tenerne 2 in casa contro la Svezia simboleggia più che bene il caos in cui Ventura era piombato. Caos che si è tradotto in due partite passate alla ricerca del cross verso il centro dell’area, presidiata da Lindelof (187cm) e Granqvist (192cm), senza mai cercare il fraseggio e senza affidarsi ai vari Insigne ed El Sharaawy sin dai primi minuti, gli unici capaci di puntare l’uomo in questa squadra. Altra colpa è la gestione Jorginho, dapprima definito inadatto al modulo, poi non convocato nemmeno con gli infortuni di De Rossi, Verratti e Pellegrini, infine titolare nella serata più importante e tra i migliori in campo della partita. A dispetto di Conte, Ventura non ha mai convinto neppure uno a giocare per lui, e lo sfogo di De Rossi in panchina la dice lunga su come stessero andando le cose. Il peggior allenatore della nostra storia, che non ha nemmeno avuto la dignità di dimettersi.

Cosa ci ha lasciato però la notte di San Siro su cui ripartire? La necessità di azzerare tutti i vertici della FIGC è lampante, ma le sole dimissioni di Tavecchio e co. (che peraltro si prende anche due giorni per decidere, nel più tipico “amore di poltrona” all’italiana) non possono essere la soluzione ai problemi del calcio italiano. Lo sfogo dell’allenatore della Ternana Pochesci sarà anche stato in tipico stile da bar, ma un fondamento di verità lo ha. Il 53% dei calciatori in Serie A sono stranieri, e le prime tre squadre (Napoli, Juventus ed Inter) si presentano spesso in campo con 2/3 calciatori italiani. Imporre una quota minima di italiani titolari sarebbe forse troppo radicale, ma potrebbe essere una soluzione più che giusta per provare a valorizzare i nostri talenti. Altra idea più che plausibile sarebbe l’istituzione delle Squadre B, come esiste ad modello in Spagna, dove far giocare i propri giovani in campionati ben più competitivi del nostro campionato primavera, che peraltro continua ad essere ignorato da praticamente tutte le società, oppure l’istituzione di premi in denaro a società che schierano giocatori italiani in campo.

Questo è l’anno zero nella storia della nostra Nazionale  e della nostra storia calcistica. La FIGC ha l’obbligo di impegnarsi per far rinascere il nostro movimento sin dalle radici, partendo dalle scuole calcio fino alla Serie A, com’è successo per Germania ed Inghilterra. Ricominceremo senza Buffon, Barzagli e De Rossi, gli ultimi campioni del mondo, forse senza Chiellini. Ripartiremo da Insigne, Verratti, Florenzi, da Rugani e da Donnarumma, e dai tanti Chiesa e Caldara del nostro campionato. A giugno ci risveglieremo e ci sembrerà ancora un brutto sogno e saremo ancora lì, a sperare che quel pallone di Florenzi, coccolato come la ragazza che amiamo, finisca in porta per non farci vivere un mondiale senza Italia. Dobbiamo ricominciare da quest’incubo. Dobbiamo e possiamo.