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Dalla Gran Bretagna all’Italia, da qui agli Stati Uniti con tappa in Australia: tanti e tali sono stati i fusi orari per i quali Hands Up è passata nel corso di un paio d’anni prima di approdare sulle piattaforme digitali di sedici Paesi. A firmare la traccia, disponibile dal 6 aprile, è il duo italiano Merk & Kremont insieme ai DNCE. Brano accattivante, perfetto aperitivo per la stagione estiva, il pezzo ha la voce di Joe Jonas e l’intento di bissare il successo del precedente Sad Story (Out Of Luck) feat. Ady Suleiman è evidente.

«Tutto è nato dall’idea di voler continuare la nostra carriera come produttori anche nel pop, oltre che nell’ambito della musica club. – ci dicono Federico e Giordano prima di esibirsi alla consolle del Gate Milano per un dj set che festeggia la release del singolo. – La topline di Hands Up ci è arrivata dall’Inghilterra da un team di produzione molto forte e noi abbiamo costruito attorno tutta la canzone. È più di un anno e mezzo che ci lavoriamo sopra: lo abbiamo stravolto più di una volta e la versione finale risale più o meno a cinque/sei mesi fa…»

Come siete arrivati a implicare i DNCE?
Per il tipo di brano, loro sono stati i primi a cui abbiamo pensato. Con Universal Italia, abbiamo mandato la traccia al manager dei DNCE, che arrivano da un hit come Cake by the Ocean  con oltre 600milioni di streaming. Vogliamo dire, non ci aspettavamo neanche che accettassero… per noi era quasi impensabile soprattutto considerando che produciamo ancora in cantina…

E invece è successo.
Invece il pezzo è piaciuto subito alla band e ha voluto e registrato immediatamente. L’unico ostacolo era il fatto che Joe Jonas, all’era, era in Australia per The Voice. Quindi la band ha registrato a Los Angeles, Joe ha inciso in Australia, l’etichetta ha sede a New York. Quindi, la cosa più difficile è stata proprio l’attesa delle varie risposte da una sede all’altra.

La pubblicazione ad aprile, quindi, è studiata in vista dell’estate?
Sì, anzi volevamo anche uscire prima, in marzo. L’obiettivo era pubblicare in primavera perché è il periodo migliore per lanciare un brano del genere in vista della stagione estiva.

Avete citato marzo, mese che vi ha visto protagonisti all’Ultra Music Festival di Miami: che cosa portate a casa, ogni volta, da tutte le esperienze all’estero?
Quest’anno abbiamo suonato all’Ultra per la seconda volta. E pensare che, due anni fa, quando ci hanno chiesto di suonare là pensavamo di aver toccato apice. Invece abbiamo fatto il bis e quest’anno ci siamo tornati. Abbiamo capito che quando si produce non bisogna mai sminuirsi ma ambire al massimo; e forse anche questo ci ha fatto partire così bene all’estero. Noi non ci siamo mai limitati e dopo aver suonato proprio all’Ultra tutte le porte si sono aperte.

Anzi questa volta ci hanno inviato in occasione del Coachella (si esibiranno all’evento di Levi’s® a Palm Springs, ndr): è il festival dei festival, sicuramente il più interessante la mondo perché c’è una tale attenzione alla ricerca musicale che è unica. Andiamo a tastare l’ambiente…Ecco, ogni volta che torniamo poi in Italia dall’estero abbiamo sempre voglia di fare qualche cosa di nuovo. Ci rimettiamo in studio il giorno dopo.

Quando siete lontani da casa che tipo di musica sentite attorno?
CI siamo accorti innanzitutto che in America la musica ha un tutto un altro sapore. Le radio la suonano proprio in modo diverso, così come in Russia. Fuori Italia ascoltiamo le radio per ore per capire che cosa vada nei vari Paesi; per modello, nell’Asia dell’Est è andato molte bene il brano Ciao – sono assolutamente impazziti – quindi adesso ci aspettiamo che anche Hands Up vada bene anche perché i DNCE lì sono molto spinti.

Poi c’è la Russia, lì è pazzesco: lì va tanto la dance e sono tutte canzoni dello stesso tipo. Sembrano dei puzzle ricombinati: potremmo provarci a farli anche noi ma i problemi sarebbero un paio…

Il mercato più difficile da raggiungere, invece, qual è per voi?
Il Regno Unito: resta davvero un’isola, sfondare lì è davvero difficile. Pensa solamente che Universal UK ci ha detto che solo hanno iniziato a lavorare su proposte straniere lo scorso anno, parliamo di Despacito…

Da una parte le produzioni club e dall’altra il pop: quale direzione volete prendere?
Procediamo in entrambe! Amiamo mettere le mani su tutto per metterci alla prova e la competizione fa parte del nostro stile di produrre. Non vogliamo rischiare di annoiarci come certi nostri colleghi, che finiscono per viaggiare su un treno da soli che non porta da nessuna parte. Intanto, possiamo dire che abbiamo prodotto a Londra una canzone per uno dei concorrenti di Amici, ma non possiamo dire altro. La chiamata di Maria ci ha fatto piacere e ci fa piacere aver potuto lavorare in questo ambito, ma nei talent i tempi sono contratti e non valorizzano sempre la musica.

Ma non vorreste produrre un intatto album, vostro o per altri artisti?
Abbiamo nel pc trenta o quaranta canzoni ma non vogliamo fare un album perché oggi un disco funziona solo se ha una hit internazionale pazzesca. Non ne abbiamo la necessità, preferiremmo un singolo ogni quattro o cinque mesi. Al momento stiamo lavorando su due brani in particolare per noi e sono praticamente pronti. In più, siamo al lavoro anche per altri e c’è una grandissima produzione internazionale.

A parte Amici, quali sono i prossimi impegni?
Dopo il party per la release di Hands Up con i nostri fan – siamo una famiglia e sappiamo festeggiare, senza droghe scrivetelo – a giugno saremo al Nameless di Barzio, uno dei migliori in tutta Europa. Lì siamo considerati di casa, abbiamo suonato in tutte le edizioni tranne la prima. E come sempre porteremo una sorpresa visto che per noi quello è sempre il giorno zero per il set, parte tutto da quel palco… Non vediamo l’ora.

Sul fronte estero?
A breve saremo in Portogallo, Francia, Indonesia, Russia e Ibiza.

Su le mani per Merk & Kremont e, nel frattempo, si aprano le scommesse sulla prossima collaborazione (che potrebbe portare il duo tricolore dritto dritto tra la latin music e il reggaeton da miliardi di views). Hands Up!