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Sullo spot baby boom della Chicco che ci chiede di fare figli "per l'Italia"

Non l’aveva immaginato quasi neppure uno eppure questi mondiali di Russia orfani della nazionale italiana, che per la prima volta in sessant’anni non si è qualificata, qui da noi sono stati seguiti da milioni e milioni di spettatori. Per dare qualche numero: il match Brasile-Belgio ha collezionato il 44,53% di share e 9.435.000 spettatori totali, mentre la semifinale Francia-Belgio ha superato il 46%.

Numeri che fanno ghignare la famiglia Berlusconi che ha creduto (e ha potuto permettersi) l’investimento, ma non solo. Sulla scia di questa febbre mondiale la Chicco, storica azienda di prodotti per l’infanzia, ha deciso di lanciare il suo nuovo spot.

Questo.

Ed è scoppiata la polemica. La prima cosa che infastidisce è molto semplice: la premessa, cioè che dopo i mondiali vinti ci sia stato un baby boom perché la gioia per la vittoria avrebbe portato gli adulti a copulare, è una sciocchezza.

Basta guardare i dati Istat anno per anno e mese per mese per rendersi conto che 9 mesi dopo le vittorie degli Azzurri, non c’è nessuna esplosione di nascite. Nessuna “pioggia di neonati che ci ha allagato di ottimismo facendo dell’Italia una nazione straordinaria”.

Avete capito bene, nessuna pioggia. E poi che vuol dire, anche ci fosse stata, “Facendo dell’Italia una nazione straordinaria”? Ma andiamo per ordine. Perché anche volessimo sorvolare sull’annosa questione se sia giusto o meno che una pubblicità contribuisca a far circolare una fake news, di interrogativi se ne aprono molti altri. Estrapoliamo qualche espressione dello spot e analizziamola:

1) Abbiamo bisogno di bambini (…) bambini che ci aiuteranno a crescere portando l’Italia dove è giusto che sia.
2) Facciamolo per l’Italia.
3) In questo mondiale i gol li facciamo noi.

Prima domanda: dove è giusto che sia l’Italia? Lo spot sembra dirci che dove è ora, cioè con le nascite degli italiani in calo (gli stranieri i figli li fanno) la nostra nazione non sia in una bella posizione. Capite che da qui a immaginarsi Lorenzo Fontana che dinanzi a uno spot del genere annuisce e applaude soddisfatto il passo è breve. Perché è importante anche il contesto. Una pubblicità come questa in un momento storico in cui il Ministro della Famiglia dice parole obbrobriose su tutto ciò che differisce da una mamma e un papà bianchi e italiani che fanno figli, deve assumersi le sue responsabilità, capire da che parte si sta schierando.

Ma non basta, perché le coppie mostrate, quelle che fanno sesso in ufficio, dinanzi alla tv, dal barbiere, sopra un tavolo da biliardo, in cucina, nella cabina per le foto tessera e dentro l’auto – e in cui per lo più sono gli uomini a saltare addosso alle donne – sono coppie bianche come la carta. Forse s’intravede una coppia mista, ma lei è sdraiata sulle scale e talmente in ombra che riusciamo a scorgere solo un polpaccio: troppo poco per essere certi del colore della sua pelle. Però poi qualche bambino nero, per lo più mulatto, si intravede. Di chi sono? Adottati non possono essere, altrimenti l’invito a eiaculare non avrebbe senso. Figli di immigrati nemmeno. Forse figli delle invisibili coppie miste? Oppure figli di italiani adottati anni fa e ora cresciuti. Boh. L’impressione è quella che si sia voluto strizzar l’occhio anche a quelle minoranze che stanno contribuendo, parafrasando lo spot, a rendere l’Italia peggiore, ma che poi i prodotti Chicco magari li comprano.

Insomma, un pasticcio dopo l’atro, che culmina con l’invito a far figli solo “Per il piacere di farlo” (il sesso). Chi se ne frega se possiamo o non possiamo permetterceli. Basta fare centro, basta fare gol! Eh sì, perché mettere al mondo un bebè diventa un pallone da mandare in rete, un obiettivo da raggiungere, una vittoria. E le donne che i figli magari li vogliono e per i più svariati motivi non riescono a farli? Loro saranno sempre perdenti? Per loro nessun gol? Senza nominare le coppie omosessuali, tanto quelle schifezze per fortuna i figli non posso concepirli, ed è meglio che non li abbiano e poi mai, nemmeno presi dall’euforia di una vittoria mondiale.

C’è chi difende Chicco in nome dell’ironia, chi afferma che dire così chiaramente che i bambini nascano facendo sesso sia già un bel passo avanti per un’azienda che fino a ieri sembrava dare per scontato che i bebè si trovassero sotto il cavolo. Ma io ci tengo a sottolineare che far figli, mondiali o non mondiali, non è – ancora – obbligatorio, e voglio lasciarvi con un’altra pubblicità. Questa sì davvero geniale.