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Più stretta cooperazione Italia-Russia nel segno dell’energia

SAN PIETROBURGO. – La Russia per l’Italia si conferma un partner strategico e al forum economico di San Pietroburgo, la Davos del profondo nord, quest’anno a tenere alto il vessillo della cooperazione ci ha pensato il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, che ha presenziato alla firma di importanti contratti e intese fra aziende italiane e grandi gruppi russi.

“Sono un modello”, ha detto Calenda, “della direzione in cui dobbiamo lavorare”. Se infatti l’anno passato l’Italia ha potuto fregiarsi del titolo di paese ospite – adesso è toccato a India e Serbia – e alla plenaria al fianco del presidente russo Vladimir Putin c’era Matteo Renzi, quest’anno il nostro Paese non ha fatto da meno – “anche se modestamente ci sono io e non il presidente del Consiglio”, ha scherzato Calenda – a testimonianza del fatto che il rapporto fra i due paesi è solido.

La delegazione d’imprenditori e amministratori delegati resta certamente folta e di peso. “Stiamo recuperando sull’interscambio”, ha detto Calenda, “ma sono consapevole che bisogna fare di più, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti”.

Alla tavola rotonda Russia-Italia, organizzata dall’associazione ‘Conoscere Eurasia’, oltre allo stesso ministro c’erano infatti, tra gli altri, Marco Tronchetti Provera di Pirelli, Gaetano Miccichè di Intesa Sanpaolo IMI, Francesco Starace di Enel, Alessandro Decio di Sace, oltre che i rappresentanti di colossi dell’economia russa come Rosneft e Rostec e Arkady Dvorkovich, vice premier russo con la delega allo sviluppo economico.

“L’Italia – ha detto Dvorkovich – è famosa per l’ingegneria, la Russia per la sua istruzione e i suoi talenti, insieme possiamo sviluppare nuove tecnologie che ci aiuteranno a creare meravigliosi prodotti. I rapporti fra noi sono buoni, nonostante la questione delle sanzioni”.

Tanto buoni che Marie Tecnimont ha ad modello firmato l’accordo con Gazprom per realizzare un impianto di trattamento del gas nella regione dell’Amur da 3,9 miliardi di euro. “È il più grande mai realizzato da Gazprom”, ha sottolineato il presidente Fabrizio di Amato. “Ora ci auguriamo di poter essere attori anche nella fase del downstream”.

L’elenco prosegue con le intese di Rosseti con Terna ed Enel, Gazprom Neft e il politecnico di Torino nonché la firma della seconda fase del Poseidon fra Gazprom-Edison-Depa. Progetto, quello della rotta sud del gas, che Calenda ha definito “fondamentale” per riequilibrare il Nord Stream e che per l’Italia può valere un’energia a prezzi competitivi.

La Russia, non è un mistero, resta insomma un tassello chiave nel dossier energetico italiano – la strategia quadro andrà in consultazione il 12 giugno, ha detto Calenda – proprio perché l’Italia ha deciso di puntare sul gas come strumento di “transizione” che permetta al paese sia di rispettare gli impegni presi a Parigi sia di marciare sino a che lo sviluppo delle rinnovabili non sarà completato.

A latere – ma fino a un certo punto – le enormi opportunità che si creano per le aziende italiane ora che la Russia ha deciso di puntare sulla diversificazione della sua economia offrendo ingenti incentivi a chi localizza la produzione. Ed è qui, per l’appunto, che si può fare di più.